Umberto Bossi a Lecco questo pomeriggio. Un arrivo a sorpresa, anche se per gli elettori lariani il senatur è il capolista nel plurinominale al Senato. Accolto da calorosi applausi il padre nobile del Carroccio è intervenuto alla presentazione pubblica dei candidati alle elezioni del 4 marzo organizzata nella sede di via Fratelli Cairoli.

Bossi a Lecco per le elezioni

Il senatur è arrivato insieme al segretario nazionale della Lega, Paolo Grimoldi. A contributo ha portato la saggezza del vecchio leone. Un orgoglioso richiamo alle origini, da attualizzare con forza nel presente. Un richiamo ai militanti davanti a lui e un avvertimento agli avversari che “promettono cose irrealizzabili”.

“Quando siamo andati sul Po, mi ricordo le colonne di lecchesi, in tantissimi sono venuti su. Tutti pensavano di averci sconfitto, di aver fatto scivolare le cose nel dimenticatoio. Invece quella gente non è mai tornata a casa, è rimasta sulle Api a spiare cosa facevano i manigoldi” ha dipinto, portandosi una mano a visiera sulla fronte.

“La Lega è sempre la Lega Nord”

“Il primo passo, il più importante, è stato il referendum. Milioni di persone hanno votato sì all’autonomia. Guardate che l’autonomia è già un passo indietro rispetto all’indipendenza” ha redarguito. Tra le righe un certo biasimo. Giusto per rassicurare, se non rincuorare, i nostalgici. “Guardante questi santini qua – ha detto battendo la mano sul tavolo – Trovate scritto solo ‘Lega’, ma è ancora Lega Nord. Quando si presenta il simbolo al Ministero degli Interni, si presenta anche lo statuto del partito. E lo statuto è sempre quello della Lega Nord, non è cambiato niente. Adesso qui c’è un simbolo, un po’ pasticciato, ma è sempre la Lega Nord. Non dovete avere timori”.

 

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“Il referendum ha da essere realizzato”

“E’ una cosa chiara, scritta nel nostro programma. Non è vero che non si può realizzare, anzi. La realizzazione è imposta dalla Costituzione che obbliga a portare a termine l’esito del referendum. Il referendum passato con un sacco milioni di voti anche in Lombardia. Le richieste della Regione Lombardia sono finanza pubblica regionale e un sistema tributario lombardo. Adesso è lo Stato che mette le tasse e incassa e, quando si ricorda, dà indietro qualcosina alla Regione, gli spiccioli. Adesso la finanza delle Regioni è secondaria. Noi invece diciamo: le tasse le mette la Regione Lombardia, quindi se le tiene sul territorio. Anche se poi, giusto perché i lombardi sono buoni e non lasciano mai morire di fame nessuno, diamo una percentuale dell’incassato anche allo stato. E’ una rivoluzione copernicana”.

 

Le promesse irrealizzabili sono quelle degli altri

“Non credete alle promesse elettorali. I soldi ci sono solo sulla carta. Prima Monti, poi Renzi e adesso qualcun altro, guardano ai 175 miliardi delle detrazioni fiscali. Una montagna di soldi che però sono difficili da toccare. Si va a toccare troppa gente. Ci sono le spese sanitarie, ci sono gli aiuti alle famiglie, come le detrazioni sulle badanti… E bisogna essere cattivi a cancellare queste cose”.

Il pericolo dei nazionalismi

“Il fascismo è morto. Ma è rimasto il nazionalismo che è il vero problema, perché la sua cui degenerazione porta al centralismo dello Stato. Che cerca sempre di riportare tutto nelle sue mani – ha sintetizzato il senatur – Ma adesso la gente si è espressa in massa. I lombardi hanno preso coscienza. Adesso bisogna finire il lavoro. Non abbiamo perso, siamo qui e abbiamo ancora energie per combattere”.