Perledo la prefettura impone lo stop del lavoro dei migranti.

Perledo niente lavoro per i profughi

Niente da fare per il sindaco di Perledo Fernando De Giambattista. Dovrà interrompere l’impiego di due profughi ospiti del suo comune, ai quali aveva chiesto di raccogliere olive nella sua piantagione. Lo ha deciso la Prefettura, richiamando il gestore della struttura dove i due sono ospiti, la Sacra Famiglia di Regoledo, sulle norme che disciplinano il rapporto di lavoro dei richiedenti asilo.

Impegnati a raccogliere olive

I profughi (8) erano arrivati a giugno a Perledo, alla Sacra Famiglia di Regoledo, tramite il progetto Sprar. Fin dall’inizio il sindaco del comune lariano sperava di creare un modello di integrazione utile anche per gli altri comuni, coinvolgendo gli 8 ospiti in vari lavori. All’inizio di questa settimana, ecco la notizia: due di loro saranno impegnati nella raccolta di olive nella piantagione del sindaco stesso. Per De Giambattista era il modo per dare un impiego a questi ragazzi, spesso abbandonati a sé. Oltre a offrire loro un’opportunità minima di integrazione, con un lavoro che nessuno più vuole fare.

Leggi anche:  Olio lariano, olive decimate dal clima a Como-Lecco

La decisione della Prefettura

Il lavoro sarebbe stato non pagato, sebbene De Giambattista aveva detto che ai due avrebbe dato qualcosa in cambio. Eppure, alla prefettura la cosa non è piaciuta. «Abbiamo immediatamente richiamato l’attenzione del gestore sulle norme che disciplinano il rapporto di lavoro dei richiedenti asilo», scrive il capo di gabinetto Marcella Nicoletti. «Deve essere correlato a uno specifico progetto di pubblica utilità, oppure deve svolgersi con adeguata retribuzione. L’attività, pertanto, è stata prontamente interrotta».