Continua a tenere banco la diatriba interna al Governo gialloverde in merito al taglio delle pensioni d’oro. Ad alimentare le tensioni tra i leghisti “seguaci” di Matteo Salvini e i pentastellati di Luigi di Maio, c’è ancora una volta il “meratese”, oggi trasferitosi a Usmate, Alberto Brambilla.

Le pensioni d’oro fanno… tremare il Govermo

Brambilla, in  una intervista rilasciata oggi al Corriere ha infatti dichiarato che “la proposta di legge sul taglio delle cosiddette «pensioni d’oro», cara al vicepremier Luigi Di Maio, è difforme da quanto previsto nel programma di governo e sbagliata nel merito”. Il presidente del Centro studi Itinerari previdenziali ed estensore del programma pensionistici leghisti nonchè candidato in pectore alla presidenza Inps si spinge addirittura a definire senza senso il nuovo metodo di calcolo. E fa anche un esempio. ” Uno è andato in pensione legittimamente a 58 anni, ma la proposta dice che in base a una tabella non si sa costruita come, doveva andarci a 63 anni e quindi l’assegno viene tagliato. Un’operazione senza senso. Il taglio può arrivare a superare il 20%».

Dure critiche al reddito di cittadinanza

Ma Brambilla non si limita a mettere in discussione la proposta di legge che prevede il ricalcolo dei trattamenti pensionistici sopra i 4mila euro netti al mese (80mila euro lordi anno). Di più. Si spinge a mettere in discussione un altro cavallo di battaglia dei pentastellati, ovvero il reddito di cittadinanza. Una misura di fronte alla quale, da sempre, l’universo del Carroccio ha storto il naso. “Col reddito e le pensioni cittadinanza non si va da nessuna parte – ha dichiarato sempre al Corriere –  Oggi il nostro problema non è l’assistenza, per la quale spendiamo troppo, ma la creazione di lavoro. Ma se non si sa l’abc, non si può governare”.

Contratto di governo

Ma cosa prevede l’accordo  tra Lega e M5S sul tema? Riportiamo integralmente gli stralci contenuti nel Contratto di Governo del Cambiamento

Pensioni

“Occorre provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. “Fornero”, stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse. Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti. Inoltre è necessario riordinare il sistema del welfare prevedendo la separazione tra previdenza e assistenza. Prorogheremo la misura sperimentale “opzione donna” che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 anni di contributi di andare in quiescenza subito, optando in toto per il regime contributivo. Prorogheremo tale misura sperimentale, utilizzando le risorse disponibili”.

Reddito di cittadinanza

“Il reddito di cittadinanza è una misura attiva rivolta ai cittadini italiani al fine di reinserirli nella vita sociale e lavorativa del Paese. Garantisce la dignità̀ dell’individuo e funge da volano per esprimere le potenzialità lavorative del nostro Paese, favorendo la crescita occupazionale ed economica. La misura si configura come uno strumento di sostegno al reddito per i cittadini italiani che versano in condizione di bisogno; l’ammontare dell’erogazione è stabilito in base alla soglia di rischio di povertà calcolata
sia per il reddito che per il patrimonio. L’ammontare è fissato in 780,00 Euro mensili per persona singola, parametrato sulla base della scala OCSE per nuclei familiari più numerosi. Al fine di consentire il reinserimento del cittadino nel mondo del lavoro, l’erogazione del reddito di cittadinanza presuppone un impegno attivo del beneficiario che dovrà aderire alle offerte di lavoro provenienti dai centri dell’impiego (massimo tre proposte nell’arco temporale di due anni), con decadenza dal beneficio in caso di rifiuto allo svolgimento dell’attività lavorativa richiesta. La misura si basa su due direttrici guida che sono da un lato la tipologia di professionalità del lavoratore in questione e dall’altro la sinergia con la strategia di sviluppo economico mirato all’obiettivo della piena occupazione, innescata dalle politiche industriali volte a riconvertire i settori produttivi, così da sviluppare la necessaria innovazione per raggiungere uno sviluppo di qualità. Tale percorso prevede un investimento di 2 miliardi di euro per la riorganizzazione e il potenziamento dei centri per l’impiego che fungeranno da catalizzatore e riconversione lavorativa dei lavoratori che si trovano momentaneamente in stato di disoccupazione. La pianificazione di un potenziamento generale di tutti i centri per l’impiego sul territorio nazionale è finalizzata a: incrementare la presenza,
efficienza e qualità dei servizi per l’impiego; identificare e definire idonei standard di prestazione dei servizi da erogare; adeguare i livelli formativi del personale operante. Andrà avviato un dialogo nelle sedi comunitarie al fine di applicare il provvedimento A8-0292/2017 approvato dal Parlamento europeo lo scorso 6 ottobre 2017, che garantirebbe l’utilizzo del 20% della dotazione complessiva del Fondo Sociale Europeo (FSE) per istituire un reddito di cittadinanza anche in Italia (unico paese europeo oltre la Grecia a non prevedere tale misura), anche invitando la Commissione europea a monitorare specificamente l’utilizzo del FSE per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale”.

Pensione di cittadinanza

“È necessario assegnare una pensione di cittadinanza a chi vive sotto la soglia minima di povertà. La nostra proposta è rappresentata da un’integrazione per un pensionato che ha un assegno inferiore ai 780,00 euro mensili, secondo i medesimi parametri previsti per il reddito di cittadinanza”.