Il meratese Giulio Centemero è sotto i riflettori. Degli ormai “famosi” 49 milioni della Lega non si fa che parlare da diversi giorni. “Cose di dieci anni fa”, prende le distanze Matteo Salvini, ma il Carroccio ha volente o nolente un problema da risolvere. E gli occhi sono puntati sul suo tesoriere, che in questo periodo si trova con non pochi nodi da sciogliere.

Giulio Centemero tesoriere della Lega

In realtà ora il 39enne risiede a Milano, ma ha abitato a lungo a Cernusco Lombardone ed è tuttora tesserato presso la sezione di Merate, malgrado sia cresciuto ad Arcore, dov’è stato militante e anche consigliere comunale lumbard. Di più, papà Alberto è stato assessore in una Giunta di centrodestra con Forza Italia e An, mentre la cugina Elena Centemero, già tutor dei figli di Silvio Berlusconi, è stata una deputata azzurra. Giulio, dopo aver lavorato a Strasburgo gomito a gomito per l’europarlamentare Salvini, nel 2014 è diventato tesoriere della Lega, ed è in questa veste che gli tocca ora l’onere di superare le difficoltà finanziario-giudiziarie che il partito sta attraversando, parallelamente al suo ruolo di deputato, conquistato alle ultime elezioni del 4 marzo (nella foto è nell’emiciclo insieme alla pattuglia lumbard brianzola: da sinistra, Fabrizio Pellegrini, Giulio Centemero, Massimiliano Capitanio e Massimiliano Romeo).

Caso dei milioni della Lega, occhi puntati sul meratese Giulio Centemero

Da lui passa ogni singola voce del bilancio del Carroccio

E’ a lui che Matteo Salvini ha affidato i bilanci del partito dopo gli scandali della gestione di Bossi e Belsito. E, infatti, il dottore commercialista e revisore legale era recentemente finito nel mirino dell’inchiesta del settimanale «L’Espresso» sui presunti «conti segreti di Salvini».

E’ da lui infatti che passa ogni singola voce di bilancio del Carroccio, ed è la sua la foto che campeggia all’interno dell’ampio servizio che aveva fatto molto discutere.

Di seguito vi proponiamo una intervista che Centemero ha rilasciato a diverse testate dei nostri giornali nella quale  rispondeva alle accuse mosse nei confronti del Carroccio circa la passata gestione Bossi-Belsito.

Cosa contesta l’Espresso?

Quello che L’Espresso contesta alla Lega sono principalmente due aspetti: l’aver investito milioni di euro in obbligazioni societarie e titoli derivati e aver creato una fondazione, la «Più Voci», dalla quale i soldi – testuali parole – «entrano, fanno una sosta e poi ripartono per altri lidi».

Come stanno le cose?

“La norma impone un triplice controllo sui bilanci dei partiti: quello della società di revisione (Pwc prima e ora Baker Tilly Revisa per quanto ci riguarda), di un organo di controllo interno (due revisori e un avvocato nel nostro caso) e della commissione trasparenza e bilanci dei partiti alla Camera dei Deputati. Questo ultimo ente effettua una verifica sui bilanci anche delle entità collegate ai partiti, come le fondazioni. Insomma se esistesse una fondazione Matteo Salvini ne verificherebbe i rendiconti. I controlli effettuati hanno sempre certificato la correttezza dei bilanci della Lega, compreso il rispetto della normativa che impone il divieto di investimento di liquidità derivante dalla disponibilità di risorse pubbliche in strumenti finanziari diversi dai titoli emessi da Stati membri dell’Ue (l’articolo 9, comma 22, Legge n. 96 del 6 luglio 2012). Regolarità certificata anche dalla stessa commissione trasparenza e bilanci dei partiti alla Camera dei Deputati”.

I famosi 48 milioni si sono davvero volatilizzati, come afferma «L’Espresso»?

“Tutti i nostri movimenti sono tracciati e rendicontati. Va da sé che non possono “sparire” milioni di euro; per altro, a partire dalla mia nomina ad amministratore del partito, abbiamo dovuto compiere delle scelte dolorose, come una significativa riduzione del personale e una riforma giuridica e organizzativa del movimento che è stato spacchettato a livello regionale. Avremmo fatto tutta questa fatica se avessimo avuto le risorse finanziarie del passato?».
Come è riuscito, dunque, a risanare i conti del partito?
«Al mio arrivo i costi di gestione del partito erano molto elevati e all’esito dell’attività di ristrutturazione sono stati ridotti di oltre il 70 per cento. Insomma, ho dovuto operare da “vero brianzolo”, tagliando i costi e usando le risorse in maniera più efficiente”.

Da dove derivano, oggi, le principali entrate della Lega?

“Ora ci sosteniamo solo grazie a erogazioni liberali, cioè a contributi volontari di eletti, società e comuni cittadini, al 2 per mille (1,8 milioni percepiti nel 2017), cioè a una libera scelta che il contribuente effettua nella dichiarazione dei redditi e al tesseramento. Insomma viviamo grazie al buon cuore dei nostri sostenitori”.

L’Espresso ha acceso i riflettori anche sulle erogazioni che alcuni sostenitori avrebbero effettuato nelle casse di Radio Padania.

“Per quanto riguarda Radio Padania è giusto specificare che la stessa è una cooperativa di persone fisiche lavoratrici all’interno della stessa. La radio nel 2014 era soggetta come tutti gli organi di informazione alla crisi generale dell’editoria. In questo caso i soci mi hanno nominato presidente del CdA al fine di ristrutturare il debito che gravava sui bilanci della radio e per trovare un nuovo modello sostenibile. Ora i debiti li abbiamo estinti e dopo una serie di operazioni straordinarie su concessione e frequenze stiamo preparando il rilancio”.

Ci spiega che cos’è e di cosa si occupa «Più Voci», che nell’inchiesta viene definita «una rivisitazione in salsa padana della fondazione renziana Big Bang»?

“La ricostruzione fornita sull’associazione “Più Voci” nell’articolo de “L’Espresso” è davvero fantasiosa. L’accostamento con le “note” fondazioni è evidentemente faziosa. L’associazione non riconosciuta, e non onlus come erroneamente indicato da “L’Espresso”, non ha nulla a che vedere con le fondazioni come la Leopolda di Renzi. “Più Voci” è nata al fine di stimolare la pluralità dell’informazione in un momento di crisi dell’editoria e di cambiamento dei paradigmi della comunicazione. Non è il think tank dell’uno o dell’altro politico. “Più Voci” ha organizzato una serie di eventi e progetti al fine di dare voce a istanze e soggetti che spesso faticano ad avere una platea. Non un centesimo dei contributi ricevuti ha mai finanziato alcun partito politico. Direttamente o indirettamente”.

Si difenderà, in qualche modo, dall’inchiesta del settimanale «L’Espresso»?

“C’è rammarico: i giornalisti de “L’Espresso” non hanno contattato né Matteo Salvini né il sottoscritto. Non mi sottraggo mai alle domande della stampa, avrei molto volentieri commentato le loro osservazioni. Questo ora è uno dei temi di cui si stanno occupando i miei legali”.

Lo scorso 4 marzo è stato eletto alla Camera dei Deputati. Come sta interpretando questo suo nuovo ruolo?

“Come tante ragazze e ragazzi delle nostre parti sono stato cresciuto con i valori dell’associazionismo, ho fatto parte degli scout, dell’Avis, del Wwf e frequentavo l’oratorio. Credo che ogni giorno dobbiamo chiederci cosa possiamo offrire al prossimo e alla nostra gente. Così percepisco il mio ruolo di deputato della Repubblica: un ruolo di servizio nei confronti – me lo conceda, sono un commercialista – degli azionisti del Paese, ovvero i cittadini. E’ così che ho percepito anche il mio ruolo all’interno della Lega, da semplice militante prima, da amministratore ora. Siamo brianzoli, ci piace lavorare tanto e parlare poco”.

 

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