Una lettera aperta alle due candidate sindaco di Monticello, a pochi giorni dalla sfida elettorale del 26 maggio, da parte del comitato Magritto.

Lettera aperta del comitato Magritto

A scriverla e a recapitarla ad Alessandra Hofmann e ad Ausilia Fumagalli è stato il comitato «Lasciamoli giocare», che era sorto in occasione della realizzazione degli orti sull’ex campo di calcio di Magritto e che aveva complessivamente raccolto un migliaio di firme. Due, in sostanza, le richieste: destinare uno spazio aggregativo ai giovani del paese e che il nuovo sindaco non lo faccia… di professione. «Per puro capriccio e nonostante la contrarietà della stragrande maggioranza dei monticellesi gli orti sociali sono stati realizzati cancellando il campo di calcio del Magritto – affermano i membri del comitato rappresentato da Ambrogio Redaelli – Un paese a misura di bambino, di ragazzi, di giovani sarebbe di certo più vivibile anche per gli adulti; e se chi lo amministra avesse in mente il benessere dei propri figli quando compie delle scelte, probabilmente molti danni li eviterebbe.  Mettendo da parte però la polemica, che in questo momento non è costruttiva, vogliamo chiedervi di esprimervi pubblicamente circa l’esigenza di restituire ai ragazzi e ai monticellesi il campo di calcio e procedere allo spostamento degli orti sociali in un’altra area».

No a un sindaco di “professione”

Il comitato ha riservato un’ultima stoccata a Luca Rigamonti, che per dieci anni ha svolto il ruolo di primo cittadino a tempo pieno mettendosi in aspettativa dal suo vecchio lavoro (oggi opera nel municipio di Cassago). «Il sindaco uscente ha scelto di smettere di lavorare e di fare il sindaco di professione Questa incredibile decisione ha fatto sì che per dieci anni buona parte delle tasse dei cittadini monticellesi non sono servite a riempire i buchi delle strade, soprattutto quelle secondarie, ma sono state utilizzate per retribuire il “mestiere di sindaco” – si legge nella nota diffusa dal sodalizio – E’ un caso più unico che raro che piccoli comuni come il nostro abbiano dovuto sobbarcarsi più di 40mila all’anno per permettere al sindaco di non lavorare. Sindaci di paesi vicini e più grandi hanno continuato a svolgere la loro professione, anche più impegnativa di quella di impiegato statale, senza gravare sui bilanci comunali. Il sindaco di un piccolo paese come il nostro assume la carica per spirito di servizio e non per mestiere, senza altro compenso che il rimborso delle spese sostenute per svolgere il suo mandato Qualora invece siate di opinione diversa vi preghiamo di renderlo chiaramente noto prima delle elezioni e di evitare “colpi di mano” a posteriori. Vi invitiamo, in un’ottica di rispetto per i cittadini, ad esprimervi pubblicamente e a dare risposte programmatiche ai temi qui sollevati assumendovi impegni precisi al riguardo».