«Mi candido per sostenere le imprese italiane, l’ambiente e difendere la caccia». E’ partita giovedì scorso  dalla sede provinciale di Fratelli d’Italia a Valmadrera, la campagna elettorale di Pietro Fiocchi, in corsa alle elezioni europee del prossimo 26 maggio, nella Circoscrizione Italia Nord Ovest.
Componente della famiglia di imprenditori proprietaria della nota industria leader mondiale nella produzione di munizioni (è presidente del ramo d’azienda americano), Fiocchi, classe 1964, è candidato indipendente per il partito guidato da Giorgia Meloni.

Elezioni Europee 2019

«La famiglia Fiocchi rappresenta il modello di come noi intendiamo la società e l’economia: il modello di chi lavora, dà lavoro a tante persone, di chi tiene in piedi un’impresa che fa andare avanti il Paese», ha sottolineato il coordinatore provinciale del partito Fabio Mastroberardino alla conferenza di presentazione del candidato.
«Ho scelto Fratelli d’Italia perché sono stato rapito dalla Meloni per la coerenza granita che mostra in un panorama di partiti ondivaghi e governati dai social media», ha detto Fiocchi che in cima alle sue priorità mette la difesa dell’imprenditoria e dell’industria italiana («Meno burocrazia e più supporto a investimenti, ricerca e sviluppo»), l’ambiente e la difesa dell’attività venatoria.
«So che si candida un altro lecchese nel partito diametralmente opposto al nostro: la cosa mi fa piacere perché significa che Lecco ha voglia di essere rappresentata in Europa», Fiocchi mostra fair play verso l’avversario Alberto Anghileri, candidato per La Sinistra.

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Fiocchi: “Io sono l’anti Brambilla”

Non ci va altrettanto leggero nei confronti di Vittoria Brambilla. Anzi, Fiocchi, che sfoggia orgoglioso il pedigree della sua famiglia di cacciatori da cinque generazioni, l’attacca frontalmente per le sue posizioni contro l’attività venatoria.
«La caccia e il suo indotto rappresentano un punto di Pil e decine di migliaia di posti di lavoro – attacca Fiocchi – Le proposte di modifica alla legge sulla caccia di Vittoria Brambilla mi hanno indignato e offeso: in Italia ci sono 750mila che praticano l’arte venatoria nel rispetto della legge e della natura che non meritano di essere trattati come dei criminali. Il cacciatore e il pescatore sono i migliori ambientalisti. Mi dichiaro ufficialmente “l’anti Brambilla”, contesto le sue argomentazioni frutto di pregiudizi e accanimento e la sfido a un dibattito aperto sul tema della caccia e dell’ambiente».