Oggi, lunedì 18 maggio, si è tenuta presso la sede della Camera di Commercio di Como-Lecco, la presentazione del 16° Rapporto annuale sul mercato del lavoro lecchese, dal titolo “Lecco a due velocità: il paradosso dell’occupazione, la sfida degli invisibili”.
All’incontro hanno partecipato la Presidente della Provincia di Lecco, Alessandra Hofmann, e il Consigliere provinciale delegato a Centro Impiego, Formazione professionale e Istruzione, Antonio Leonardo Pasquini. L’Osservatorio provinciale del mercato del lavoro, attivo dal 2010, collabora con quello regionale, in base al Protocollo d’intesa stipulato tra Regione Lombardia, le Province lombarde e la Città Metropolitana di Milano.
Il quadro 2025 del mercato del lavoro
Il rapporto, che integra le principali fonti statistiche (ISTAT, Comunicazioni Obbligatorie, Excelsior e Registro Imprese), presenta un mercato del lavoro in rallentamento ma soggetto a trasformazioni strutturali significative. Secondo i dati ISTAT, nel 2025 le forze di lavoro in provincia di Lecco scenderanno sotto le 143.000 unità, con una perdita di circa 5.900 persone rispetto all’anno precedente, corrispondente a un calo del 4%. Parallelamente, il numero degli inattivi supera le 68.000 unità, con un incremento del 7,6%, portando il tasso di attività al 67,2%, il più basso degli ultimi vent’anni e tra i più contenuti in Lombardia.
L’occupazione, anch’essa in diminuzione, scenderà sotto i 140.000 occupati, con una perdita di circa 5.000 unità rispetto al 2024 e un tasso di occupazione che si attesta al 65,5%, oltre quattro punti percentuali sotto la media regionale. Nonostante ciò, la disoccupazione rimane contenuta, al 2,6%, equivalente a circa 3.700 persone in cerca di lavoro, rendendo il territorio tra i più virtuosi in Italia sotto questo aspetto.
Tuttavia, questo scenario evidenzia il “paradosso lecchese”: la bassa disoccupazione non è il risultato di una crescita occupazionale, ma è dovuta alla riduzione della partecipazione complessiva al mercato del lavoro.
Trasformazioni settoriali e criticità
Il rapporto mette in luce una profonda trasformazione dell’economia locale. L’industria, tradizionale pilastro del territorio, ha perso oltre 10.000 occupati negli ultimi due anni, mentre il settore dei servizi ha continuato a crescere, rappresentando circa il 46% degli occupati complessivi, pari a circa 63.900 persone. Il settore delle costruzioni ha mostrato una dinamica positiva, con un incremento di circa 1.200 occupati, mentre l’agricoltura, pur rimanendo marginale, si è mantenuta stabile. Le Comunicazioni Obbligatorie segnalano un rallentamento: nel 2025 gli avviamenti al lavoro sono stati poco più di 41.000, in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, mentre le cessazioni si sono ridotte a circa 39.400. Il saldo rimane positivo, ma il miglioramento è legato più a una contrazione dei flussi che a una reale espansione della domanda di lavoro. Il mercato si caratterizza sempre più per forme contrattuali flessibili: il tempo determinato rappresenta quasi il 60% degli avviamenti, mentre il tempo indeterminato resta sotto i livelli pre-pandemici. Anche il part-time e il lavoro in somministrazione sono in crescita, segnalando un mercato più dinamico ma anche più frammentato e instabile.
Domanda di lavoro e disallineamento delle competenze
Le imprese lecchesi prevedono circa 24.000 nuove assunzioni, ma oltre la metà di queste risultano difficili da reperire. Il problema è duplice: da un lato la scarsità di candidati, dall’altro la crescente distanza tra competenze richieste e competenze disponibili. La domanda si concentra su profili operativi e tecnico-specializzati, mentre la richiesta di figure altamente qualificate rimane contenuta. Anche il settore turistico e della ristorazione gioca un ruolo significativo, ma il sistema produttivo locale mantiene una forte connotazione industriale. Un ulteriore elemento critico riguarda la manodopera straniera, che rappresenta meno di un quarto delle assunzioni previste, una quota inferiore rispetto alla media lombarda, con differenze marcate nel settore delle costruzioni. Il Registro Imprese evidenzia un indebolimento del sistema produttivo: il numero delle imprese attive è sceso a circa 22.000 unità, con una contrazione diffusa tra imprese industriali, artigiane e straniere. Anche il tasso di mortalità d’impresa è aumentato, interrompendo una fase di tenuta del sistema economico locale.
Cause dello squilibrio e azioni future
Il rapporto individua diverse cause alla base di questo squilibrio, tra cui un fattore demografico sempre più critico, con una popolazione in invecchiamento e un ricambio generazionale insufficiente, aggravato da una bassa natalità e da flussi migratori non sufficienti a compensare le uscite dal mercato del lavoro.
A questo si aggiunge una riduzione della partecipazione al lavoro, che colpisce in particolare alcune fasce della popolazione, e un forte disallineamento tra domanda e offerta di competenze, che ostacola l’incontro tra imprese e lavoratori. Nel 2025, proseguiranno le azioni del Patto territoriale per le competenze, l’orientamento e il lavoro, insieme al programma GOL, che ha coinvolto oltre 9.500 persone nei Centri per l’Impiego di Lecco e Merate, con più di 1.500 utenti avviati alla formazione.
La Presidente Alessandra Hofmann ha sottolineato il paradosso evidenziato dal rapporto: “Il paradosso è che nonostante un rallentamento del mercato del lavoro, permangono significative difficoltà a individuare e assumere candidati”. Ha anche richiamato l’attenzione sugli inattivi, definendoli un elemento che merita riflessione, ribadendo l’impegno della Provincia nel rafforzare le reti territoriali e i progetti di riattivazione.
Il Consigliere Antonio Leonardo Pasquini ha evidenziato la necessità di rafforzare le politiche di inclusione e conciliazione, affermando che “Per favorire una maggiore partecipazione al lavoro, è fondamentale potenziare i servizi per la prima infanzia e per la cura degli anziani, incentivare modelli organizzativi flessibili, anche attraverso il coinvolgimento delle imprese”. Ha inoltre richiamato il tema del mismatch e delle difficoltà di reperimento del personale, sostenendo che “le imprese continuano a evidenziare elevate difficoltà di reperimento di personale”. In conclusione, ha ribadito l’importanza di un lavoro congiunto tra tutti gli attori del territorio per rendere il mercato del lavoro “sempre più dinamico e inclusivo”.

