Prendere esempio dall’imponente progetto Chorus Life di Bergamo per ridare vita alle aree dismesse del territorio lecchese. E’ questa la proposta lanciata dal Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Lecco, che in occasione dell’ultima edizione del MECI ha invitato sul palco l’architetto e urban designer Joseph Di Pasquale. Il professionista comasco ha infatti elaborato un progetto assolutamente innovativo e all’avanguardia, che rispecchia in pieno il concetto di smart city e che è nato per essere replicato in altri territori, Lecco compresa.

“L’ex Leuci può rinascere con il progetto Chorus Life”

«Abbiamo voluto dare questo contributo alla discussione aperta ormai da tempo sul tema della rigenerazione delle aree industriali abbandonate a Lecco e nella nostra Provincia. Penso ad esempio alla ex Leuci, ma anche a tutti gli altri spazi che dopo aver ospitato elementi preziosi della nostra storia imprenditoriale si trovano ora, in un modo o nell’altro, senza prospettive di rinascita. Il progetto “Chorus life”, sotto questo punto di vista, è sicuramente in grado di rappresentare un punto di riferimento importante, uno spunto da non sottovalutare», commenta il consigliere del Collegio Maurizio Ronchetti.

Sulle ceneri della ex Ote, 70mila metri quadrati nei pressi del Rondò delle Valli a Bergamo, sta prendendo forma un nuovo insediamento integrato; a comporlo sono residenze, attività sportive e di spettacolo come palazzetto dello sport e cinema, negozi e alberghi, con spazi verdi e servizi di base, in grado di rinnovare i canoni dell’urbanistica degli ultimi anni. Il tutto con un’impronta rivolta al futuro, tra piattaforme digitali e interattività a più livelli.

L’architetto Di Pasquale

«Il punto di partenza originale, in un percorso di questo tipo, risiede nel rapporto che si instaura con la committenza – interviene l’architetto Di Pasquale -. Il Cav. Domenico Bosatelli (proprietario dell’area, ndr.) aveva la volontà di trasferire in questo intervento lo spirito dell’Italia del Dopoguerra, riattivando le relazioni di prossimità prima di rigenerare il tessuto urbano. Per questo motivo siamo partiti dalle persone e dai contenuti, occupandoci solo in un secondo momento del piano finanziario».

Queste relazioni sono state quindi poste in sinergia con le piattaforme digitali, per supportare un interscambio anche generazionale che da virtuale diventerà fisico. Sono queste le basi del quartiere digitale che sta nascendo a Bergamo e che si auspica di trasferire anche in altri territori.

«Questo modello è progettato per essere replicato prima su scala regionale, poi nazionale, europea e mondiale, ricercando altre occasioni applicative. Tra queste può sicuramente rientrare il territorio lecchese. Fondamentale è trovare un soggetto, abilitato a gestire un’area da rigenerare, che condivida questa filosofia. A quel punto ci si potrà confrontare sulle rispettive disponibilità, perché l’aspetto gestionale è già impostato in un format declinabile a seconda delle situazioni».