Il 2018, che volge al termine, è stato un anno tutt’altro che entusiasmante e redditizio per chi ha investito in azioni a partire da Piazza Affari che, dalla fine dello scorso mese di settembre, ha innestato la retromarcia per tutta una serie di fattori. Chi in questo momento sta seguendo dei corsi di trading, di sicuro avrà appreso dal docente come per l’allocazione dei risparmi la gestione ed il presidio dei rischi sia fondamentale, altrimenti tutto finisce in un bagno di sangue.

Da Wall Street a Piazza Affari, tempi duri per l’azionario

In particolare a Wall Street, a partire dal primo crollo registrato il 10 ottobre scorso, c’è stata nel quarto trimestre un’impennata della volatilità a causa della guerra dei dazi USA-Cina e della politica monetaria restrittiva della Federal Reserve che, in base all’analisi di molti economisti, potrebbe contribuire proprio nel 2019 a far rallentare l’attuale crescita robusta dell’economia americana.

A Piazza Affari negli ultimi due mesi, allo stesso modo, non è andata tanto meglio, anzi il FTSE MIB ha perso quota non solo a causa delle influenze negative di Wall Street, ma anche e soprattutto per l’aumento dello spread e per le incertezze legate al via libera manovra del Governo italiano, da parte dell’Ue, nel minacciare l’apertura di una procedura di infrazione.

Come allocare i risparmi, dalla diversificazione ai fattori emotivi

Questo scenario conferma che, per allocare al meglio i risparmi, non solo è fondamentale la diversificazione, ma occorre tenere pure una quota parte del capitale da investire in strumenti monetari e di liquidità, e quindi a basso rischio, che sono quelli che di norma, anche in fasi fortemente ribassiste per i mercati finanziari globali, non perdono valore nel tempo sebbene magari i rendimenti ottenuti o ottenibili siano bassissimi o quasi nulli.

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In più, l’investimento graduale, ovverosia a piccole dosi, è generalmente la scelta giusta così come occorre sempre avere degli obiettivi di investimento e non bisogna mai farsi trascinare dall’emotività, ovverosia da sentimenti e stati d’animo negativi, ed anche positivi, che spaziano dal pessimismo alla delusione e passando per la frustrazione e, al contrario, per l’euforia e per l’esaltazione. Inoltre, sui mercati per guadagnare di più occorre sempre rischiare di più, ragion per cui è importante verificare sempre che l’asset o gli asset scelti su cui puntare siano realmente in linea con il proprio profilo di investitore.

Il caso lampante delle criptovalute

Giusto per rendere l’idea dei rischi di mercato, tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 in tanti hanno puntato sulle criptovalute pensando emotivamente che la loro ascesa fosse quasi secolare, ed invece a distanza di meno di un anno i prezzi del Bitcoin, e delle altre principali monete virtuali, hanno perso fino ad oltre l’80% del proprio valore rispetto ai massimi storici.

Basti pensare che la capitalizzazione di mercato delle criptomonete in un anno è crollata da oltre 800 miliardi di dollari ad appena $ 100 miliardi. E questo è successo anche perché la criptovaluta dominante, il Bitcoin (BTC), da un massimo storico di quasi 20 mila dollari è crollato fino a raggiungere, nella prima decade del mese di dicembre del 2018, un minimo annuale a 3.300 dollari circa. Stessa sorte pure per altre monete virtuali di spicco come Ethereum, passata da quasi $ 1.400 a meno di 100 dollari.