Oggi, venerdì 7 giugno, per la prima volta da circa mezzo secolo, nessuno varcherà i cancelli della Maggi di Olginate. Ieri, dopo la doccia gelata della dichiarazione del fallimento, i lavoratori erano stati fatti uscire dai cancelli. Una pietra tombale sull’azienda, ama anche una terribile incognita sul futuro di 53 famiglie.

LEGGI ANCHE Cancelli chiusi: è fallita la Maggi di Olginate

“La Maggi era già in procedura concorsuale e come sindacato ci eravamo dovuti attivare per tutelare in più occasioni per tutelare i diritti dei lavoratori – spiega  Marco Oreggia, Fim Cisl Mbl -. Sapevamo che non navigava in buone acque, ma ci ha stupito il modo in cui la dirigenza ha reagito, cacciando letteralmente dallo stabilimento i dipendenti. Ci vuole rispetto per chi ha lavorato con dedizione per anni portando avanti tra mille difficoltà l’azienda”.

Fallimento Maggi: debito da 27 milioni di euro

Nel tempo la Maggi Catene ha accumulato un debito di 27 milioni di euro. Da 4 mesi gli stipendi non erano più pagati e dal 2013 non venivano più effettuati i versamenti al fondo integrativo Cometa. Con la Maggi se ne va un altro pezzo del tessuto industriale lecchese. ” Quando parliamo dell’urgenza di interventi per l’industria ci riferiamo a queste situazioni – dichiarano Andrea Donegà, segretario generale della Fim Cisl Lombardia ed Enrico Vacca, segretario generale Fim Cisl MMbl -. Senza una seria politica per rilanciare gli investimenti e il lavoro il nostro Paese sarà condannato al declino industriale e sociale. Non possiamo permettercelo. Il Governo, invece, pare continuare a dormire beato”.

Leggi anche:  Fallimento Maggi: tavolo istituzionale in Provincia

Il prossimo passo sarà un incontro che si terrà, probabilmente mercoledì prossimo, tra il curatore fallimentare e i rappresentanti sindacali.