Anche due birrifici del nostro territorio fra i 18 che hanno tenuto alta la bandiera tricolore, in Belgio, nel corso dell’Italian Beer Weekend andato in scena due fine settimana fa. Un festival ormai diventato un appuntamento imperdibile, in quella che (al pari della Germania e del Regno unito) viene considerata per eccellenza “patria” della birra, e che viene organizzato nel centro di Bruxelles da un locale birrario storico, il Moeder Lambic.

L’head brewer di Hammer, Matteo Palmisano, al bancone del Moeder Lambic
L’head brewer di Hammer, Matteo Palmisano, al bancone del Moeder Lambic

Italian Beer Weekend a Bruxelles

Andrea Camaschella

Dicevamo, a rappresentare l’Italia, 18 birrifici, il meglio fra ormai più di 700 realtà artigianali (attive) disseminate in tutto lo Stivale: tra loro anche il Birrificio Lariano di Dolzago e il birrificio Hammer di Villa d’Adda, nell’Isola bergamasca al confine con la provincia lecchese.

A selezionarli, in veste di “ct della nazionale”, il novarese Andrea Camaschella, uno dei maggiori esperti di birra a livello nazionale (beer teller, beer writer, beer hunter, beer sommelier e molto altro ancora).

 

Hanno tenuto alto il tricolore in Belgio

Per darvi un’idea di quel che è successo: insomma, il pubblico belga, per il quale la birra è sacra quanto gli italiani osannano il vino (anzi di più), per un weekend ha preso le misure con il nostro Paese… quando fino a qualche anno fa, con tutta probabilità ne avrebbero a fatica ammesso addirittura l’esistenza, almeno brassicolmente parlando.

Italian Beer Weekend: il Moeder Lambic

E invece la vertiginosa evoluzione dei birrifici di casa nostra ha reso possibile l’impensabile. Anzi, la new wave tricolore, proprio perché svincolata da una radicata tradizione birraria, è ormai al top a livello internazionale proprio per la la capacità di innovare e il coraggio di sperimentare. La sua forza è la versatilità: più degli altri, i birrai italiani sono in grado di far propri gli stili di tutte le maggiori “scuole” internazionali, ma soprattutto di interpretarli, mettendoci del loro.

Tra i 18 finiti “in nazionale”

Di sicuro tutto questo vale per i top 18 che Camaschella ha invitato a Bruxelles. Oltre ai “nostri”, fra i lombardi non sono mancate le spine del bresciano Porta Bruciata e del Birrificio Carrobiolo di Monza (seppur non fisicamente presenti i rispettivi birrai o staff al festival).

Sono stati scelti per qualità e costanza a livello di produzione negli ultimi anni, quasi tutti hanno raccolto allori nei più quotati concorsi birrari (Birra dell’anno a Rimini su tutti). Ognuno di loro ha portato due etichette: 36 spine in totali per un panel di stili davvero a 360 gradi.

Italian Beer Weekend: tre birre italiane creano la bandiera belga

La lista completa dei birrifici

– Birra Mastino (San Martino Buon Albergo VR)
– Siemàn (Villaga VI)
– MC-77 (Caccamo MC)
– Foglie D’erba (Forni di Sopra UD)
– Croce di Malto (Trecate NO)
– La Piazza dei Mestieri (Torino TO)
– Ritual Lab (Formello RM)
– Il Birrificio Lariano (Sirone LC)
– Almond ’22 (Remartello PE)
– Birrificio della Granda (Lagnasco CN)
– Yblon (Ragusa RG)
– Birra dell’Eremo (Assisi PG)
– Birra Ofelia (Sovizzo VI)
– Cantina Errante (Barberino Val d’Elsa FI)
– Porta Bruciata (Rodengo-Saiano BS)
– Hammer (Villa d’Adda BG)
– Birranova (Triggianello BA)
– Carrobiolo (Monza MB)

Una riuscita “Camaschella edition”

“L’evento è andato molto bene, ancora meglio di come me lo sarei aspettato: ho portato in Belgio, a Bruxelles, in uno dei paesi di massima tradizione birraria – e per di più in uno dei locali più famosi al mondo per la birra artigianale – 36 birre italiane, con una scelta personale, che rappresentasse il mio modo di bere, con poche o nulle divagazioni sulle mode più recenti. Ero assolutamente certo della qualità e del carattere di ogni birra ma non ero sicuro che piacessero: invece sono piaciute e molto. Nei 18 birrifici ho portato anche alcuni che al Moeder Lambic (e quindi in Belgio) non c’erano mai stati, che erano sconosciuti là e sono rimasti stupiti dalla qualità dei nostri birrifici: le birre hanno viaggiato d’estate, su un tragitto lungo, attraversando più dogane, eppure erano perfette: segno che in Italia si sta lavorando molto molto bene. Se avessi potuto ne avrei portati anche di più ma i numeri a disposizione erano questi”.

La pattuglia italiana ha anche visitato la sede del mitico birrificio Cantillon, tempio delle geuze a fermentazione spontanea, ma anche il più moderno Brasserie de la Senne.

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Italian Beer Weekend: visita da Cantillon

“Ha fatto anche piacere vedere la maggior parte dei birrai (13 su 18) presenti all’evento, gli altri a rosicare perché proprio non potevano venire – ha confidato ancora Camaschella – Già solo vedere il mio nome sulla locandina dell’evento è stato un onore incredibile. Vero che è grazie all’amicizia che mi lega a Andy Mengal: ci siamo conosciuti 10 anni fa e oggi è un vero amico, ma in ogni caso è stato davvero emozionante. E poi che dire, vedere i belgi che bevono birre italiane è un piacere, vederli bere con gusto ancora di più che siano esperti, appassionati o clienti del Moeder”.

I birrai di Hammer e Lariano

“Un’esperienza difficile da dimenticare – ha raccontato l’head brewer di Hammer Matteo Palmisano, che a inizio anno ha preso il testimone da Marco Valeriani – Abbiamo anche avuto l’occasione di visitare il famoso Cantillon e Brasserie de la Senne, ma il festival è stato davvero stupendo: tutto molto libero e sufficientemente informale, un’accoglienza stupenda e una gestione perfetta. Abbiamo proposto la nostra ultima West Coast Dipa, “Taribo”, e un cavallo di battaglia, la apa “Riverside”. In ogni caso, dal Belgio porto a casa tante ispirazioni… e, in effetti, Hammer non ha mai spinto troppo in direzione del Belgio, per cui… perché no? Mi ha colpito ad ogni modo la “freschezza” di molte produzioni belghe, se vuoi per alcuni versi inaspettata, con una prevedibile quanto maniacale attenzione ai lieviti, ma non senza innovazione”.

Ricordiamo anche che Hammer e Lariano, a Rimini, al concorso più importante d’Italia – “Birra dell’anno”, si sono piazzati entrambi meravigliosamente bene: 2° il birrificio bergamasco e 8° quello lecchese (QUI LA CLASSIFICA “NON UFFICIALE”).

Il birraio del Lariano Emanuele Longo col socio Fulvio Nessi fotografati a Rimini fra i fratelli Fausto e Roberto Brigati, titolari di Hammer

“L’Italia ormai non ha da invidiare niente a nessuno – ha confidato Emanuele Longo, birraio del Lariano, che ha invece proposto al pubblico belga l’intrigante India Pale Lager “Bassa marea” e la ricercata “Maren”, barricata alle amarene – E’ stato un onore prendere parte alla delegazione tricolore a Bruxelles, che ha davvero proposto un ventaglio di stili tale da toccare gran parte delle tradizioni birrarie del pianeta, condensandole in una sola antologia”.

Fondato nel 2008 a Dolzago (Lc), il Birrificio Lariano ha compiuto 11 anni e ora s’è trasferito non lontano a Sirone, dove ha da poco inaugurato una nuova tap room accanto alla produzione (che rimane “a vista”), con un ampio spazio esterno che d’estate ospita anche concerti live. Da provare (giovedì, venerdì e sabato dalle 18 alle 23, via delle Tavigie 6).

 

daniele.pirola@netweek.it

 

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