Boicottaggio pandoro e panettone: la campagna corre sulla Rete, ma per ora un po’ sottotraccia, senza grandi clamori. Soprattutto su Facebook le condivisioni di articoli web che invitano a comprare dolci natalizi made in Meridione sono rimbalzate fino al Nord.

Boicottaggio pandoro e panettone

Sembra che a guidare la “rivolta” contro i dolci natalizi del Lombardo-Veneto sia stato per primo il quotidiano online VesuvioLive: insomma una sorta di orgoglio meridionale contro l’assolutismo culinario dei dolci “padani”.

Devono preoccuparsi i produttori meneghini di “sua maestà” panettone oppure le aziende dolciarie del distretto veronese (alcune delle quali già in difficoltà per cause altre, basti citare il caso Melegatti)?

La tesi: miliardi in fuga dal Sud

Durante il periodo di Natale gli scaffali dei supermercati e dei negozi di alimentari si riempiono di panettoni e di pandori industriali, offerti in cambio di pochi euro. Questi prodotti dolciari contengono le più svariate sostanze e, venduti in milioni e milioni di pezzi, provocano la migrazione di enormi somme di denaro verso il luogo dove si trova la sede legale della società produttrice, ossia, nel 99% dei casi, al Nord: se la società ha sede per esempio a Verona, pagherà le tasse in quel comune e nella regione Veneto, i quali verranno usati per erogare servizi ai cittadini veneti, mentre i cittadini del resto d’Italia vedranno soltanto migrare i propri guadagni. Questo sistema non vale solo per i panettoni e il pandoro, bensì per ogni merce che possiamo acquistare, e dato che ci sono ben poche società che hanno stabilito la propria sede legale al Sud, ne deduciamo che ogni anno miliardi di Euro dal Mezzogiorno raggiungono altri lidi, quelli delle regioni più ricche.

Questa la tesi di VesuvioLive (qui l’articolo completo), che propone di conseguenza ai propri lettori anche un corposo elenco dei pasticceri campani che producono panettoni artigianali. Una posizione avallata, finora in ordine sparso, sui social e sulla Rete.