La provincia di Lecco sta affrontando un periodo di crescente vulnerabilità alle dinamiche economiche globali, con impatti diretti su export, occupazione e coesione sociale. A influenzare questa situazione sono l’aumento dei costi energetici, l’instabilità dei mercati internazionali e il rallentamento della domanda, che colpiscono in maniera sempre più incisiva il tessuto produttivo locale.
Un export strategico in difficoltà
Il settore manifatturiero lecchese continua a svolgere un ruolo cruciale nei flussi commerciali internazionali. L’export verso il Medio Oriente raggiunge circa 264 milioni di euro, un dato che evidenzia l’importanza strategica di questa area ma anche la sua vulnerabilità alle crisi geopolitiche.
Le criticità nel sistema produttivo sono diffuse: l’84% delle imprese riporta un incremento dei costi, mentre il 63% segnala ritardi o interruzioni nelle consegne, principalmente dall’Asia. La domanda, inoltre, è in calo, in un contesto caratterizzato da forte incertezza internazionale.
Mirco Scaccabarozzi, segretario generale della CISL Monza Brianza Lecco, sottolinea la gravità della crisi attuale: “Oggi, nel mutato quadro mondiale, ci troviamo ad affrontare rischi ancora diversi ed esiziali.”
Scaccabarozzi porta anche l’attenzione sulle proiezioni inflazionistiche, affermando: “Nel 2026 l’inflazione, secondo l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, potrebbe attestarsi in media al 2,6%, con un incremento di un punto percentuale rispetto al 2025.”
Questo avrà un impatto diretto sulle famiglie: “Un’inflazione al 2,6%, a parità di consumi, comporterebbe un aggravio di 860 euro all’anno per ogni nucleo familiare.”
Occupazione in calo e mercato del lavoro in crisi
Il panorama occupazionale nel Lecchese presenta segnali allarmanti, evidenziando un decremento sia in confronto annuale che nelle previsioni a breve termine.
Scaccabarozzi afferma: “Le prospettive occupazionali sono negative, con una riduzione di 400 posti rispetto a marzo 2025 e di 560 nel confronto trimestrale marzo-maggio.”
Inoltre, la stabilità delle nuove assunzioni è compromessa: solo il 24% delle nuove posizioni previste a Lecco è destinato a essere stabile, ovvero con contratto a tempo indeterminato o di apprendistato.
Resta poi critica la questione del mismatch tra domanda e offerta di lavoro: “Le imprese incontrano difficoltà nel trovare i profili richiesti nel 52% dei casi.”
Salari e costo della vita: una distanza crescente
In parallelo alla crisi occupazionale, emerge un problema legato ai salari, con un progressivo abbassamento del potere d’acquisto a causa dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi.
Scaccabarozzi sintetizza così la situazione: “Si percepisce un impoverimento progressivo, come se si stesse allargando una forbice tra gli utili delle aziende e quanto finisce nelle buste paga di lavoratrici e lavoratori.”
Un territorio vulnerabile alle crisi globali
Il Lecchese si conferma quindi un territorio altamente esposto a dinamiche internazionali: se da un lato l’export manifatturiero verso aree strategiche come il Medio Oriente si mantiene, dall’altro gli effetti diretti delle tensioni globali incidono su costi, produzione e occupazione.
Secondo la CISL, è essenziale prestare particolare attenzione alle dinamiche occupazionali e salariali, già oggi segnate da un calo delle assunzioni, dalla precarizzazione dei contratti e da un crescente bisogno di personale qualificato.