“Non è vero che investire su AIM mette a rischio i risparmi degli Italiani: e chi afferma il contrario probabilmente è più interessato a commissioni di trading (acquisti sul secondario) piuttosto che a finanziare effettivamente l’economia reale (sottoscrizione in primario: OPS e AUCAP)”: così Giulio Centemero, parlamentare meratese, si è espresso in Commissione Finanze, analizzando da esperto del settore le ultime novità introdotte dalla legge di bilancio in termini di risparmio e investimento.

Centemero parla dei Piani individuali di risparmio

Sono state parole nette, quelle pronunciate dall’onorevole della Lega Giulio Centemero, capogruppo in Commissione Finanze, in merito ad alcuni servizi apparsi ieri su alcuni organi di stampa riguardo l’efficacia dei nuovi PIR (Piani individuali di risparmio). E in particolare sulle ultime novità in materia introdotte dalla Legge di Bilancio e valide dal primo gennaio. “In uno degli anni peggiori delle Borse mondiali, l’indice Aim Italia nel 2018 è stato uno dei migliori – ha rimarcato Centemero – In particolare l’indice delle società Star (a media capitalizzazione) dove sono confluiti buona parte dei cosiddetti “vecchi PIR” ha fatto registrare una performance negativa superiore del 40% circa rispetto all’indice AIM (piccole capitalizzazioni). Questo perché è stato fortemente influenzato dalle vendite da parte degli investitori esteri. La nuova norma, invece, incentiva maggiori investimenti dei fondi PIR anche verso le piccole società che rappresentano il primo sbocco occupazionale del nostro Paese. Strumenti simili e ben più consistenti in termini di impegno all’investimento, sono presenti in Francia, Germania e Gran Bretagna. Inoltre una buona parte dei fondi PIR non ha investito in azioni ma in obbligazioni e quindi il 3,5% di nuovi PIR investiti sui sistemi multilaterali di negoziazione (tra cui il maggiore è AIM) è una quota estremamente ridotta della raccolta totale. Considerato che il limite annuo di investimento nei PIR è di 30mila Euro a persona, la quota massima pro capite annua che andrebbe sui sistemi multilaterali di negoziazione è di 1.050 Euro solo per fare un esempio. Quindi ancora una volta non si mette a rischio il risparmio degli italiani”.

Una legge di bilancio per risvegliare gli interessi

Infine Centemero rimarca un altro aspetto che ha spinto il Governo ad apportare delle modifiche alla norma. “La raccolta sui fondi PIR nel 2018 è calata del 70% circa rispetto al 2017. Grazie alle nuove previsioni introdotte con la legge di bilancio (che – ricorda Centemero – hanno efficacia solo per i piani sottoscritti dopo l’1 gennaio 2019) si vuole risvegliare l’interesse per questa tipologia di fondi, con l’obiettivo di avvicinare il risparmio degli italiani all’economia reale, a beneficio di occupazione e crescita dell’intero sistema paese. Lo Stato concede un incentivo fiscale rispetto a tale strumento ed è corretto che a fronte dello stesso si investano i soldi dei piccoli risparmiatori italiani sull’economia reale, diminuendo la volatilità, creando un ritorno anche sociale per i risparmiatori stessi e aiutando le nostre PMI a emanciparsi dal debito favorendo il capital equity”.