Nuove discussioni sull’ambientazione dell’Ultima Cena, il capolavoro di Leonardo Da Vinci, sono state alimentate dagli studi del ricercatore ungherese Gabor Spielmann. Questa ricerca potrebbe risvegliare un rinnovato interesse verso Civate, sia in termini culturali che turistici. Lo scorso venerdì 20 marzo 2026, si è tenuta una conferenza stampa nella Sala Capitolare dell’ex monastero di San Calocero (attualmente Rsa Casa del Cieco), per approfondire la questione.

La conferenza e le autorità presenti
Durante l’evento erano presenti diverse autorità locali, tra cui il prefetto Paolo Ponta, il sindaco Angelo Isella, il parroco don Luca Civardi e il presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Lombardia Silvano Stefanoni. Il presidente della Casa del Cieco, Franco Lisi, ha dato il benvenuto, sottolineando l’importanza della struttura come “luogo di cultura e di assistenza” e il compito di preservare la sua bellezza.
Il prefetto Ponta ha aggiunto che la Casa del Cieco continua a mantenere la sua vocazione originale, dedicandosi alla cura della dignità umana. L’ipotesi di Spielmann, come evidenziato dal sindaco, valorizza ulteriormente il territorio, noto per bellezze autentiche come San Pietro al Monte e San Calocero.
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Il prefetto Paolo Ponta

Il presidente della Casa del Cieco Franco Lisi e il direttore Claudio Butti

Silvano Stefanoni, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Lombardia

Il sindaco Angelo Isella
Studi e ipotesi di Spielmann
Il direttore della Casa del Cieco, Claudio Butti, ha ricordato che un’ipotesi simile era emersa nel 2017. Ora, grazie agli studi di Spielmann, in collaborazione con il professor Carlo Castagna e l’ingegner Dario Monti, si è deciso di approfondire ulteriormente la questione.
Il professor Castagna ha fornito un contesto storico, evidenziando che Leonardo Da Vinci potrebbe essere stato ospite al monastero di San Calocero verso la fine del XV secolo, sotto la protezione del cardinale Ascanio Maria Sforza Visconti. Nel 1484, Ascanio divenne responsabile del Monastero di San Pietro al Monte e di San Calocero, dove Da Vinci si recò per valutare progetti di collegamento idrico tra la Valtellina e Milano. La presenza di Leonardo è avvalorata dal ritrovamento dei cosiddetti “Nodi di Leonardo” durante alcuni restauri, complessi disegni geometrici presenti nel Codice Atlantico.

Secondo l’ingegner Monti, Civate era strategicamente importante poiché attraversata da due vie storiche. La strada romana e la “Carraia del ferro”, utilizzata per il trasporto di minerali verso Milano, rappresentavano un nodo cruciale.

Durante la conferenza, l’ingegner Monti ha spiegato che scendendo dal monte Cornizzolo in inverno, sono stati individuati punti topografici simili allo sfondo dell’affresco. La luce particolare che si crea in inverno consente di illuminare l’ambiente in modo simile a quanto avviene nell’Ultima Cena. Inoltre, l’ex refettorio sembra avere misure compatibili con quelle dell’affresco.

Il ricercatore Gabor Spielmann, durante la conferenza, ha utilizzato un traduttore per presentare i risultati della sua ricerca. Ha effettuato un’analisi digitale tramite Google Maps e ha visitato personalmente Civate per confrontare le misure dell’ex refettorio con quelle dell’affresco.

“La corrispondenza tra lo sfondo dell’Ultima Cena e il paesaggio visibile dalla Casa del Cieco è molto stretta”, ha affermato Spielmann. L’unica differenza è un campanile presente nell’affresco, che potrebbe rappresentare un edificio sacro dell’epoca o un dettaglio aggiunto dall’artista. Questo campanile somiglia alle immagini della chiesa di San Calocero del ‘700, suggerendo che Da Vinci potrebbe averlo rappresentato nel suo affresco.
“Non abbiamo prove definitive, ma sufficienti per teorizzare questa ipotesi”, ha aggiunto Spielmann, notando che anche le misurazioni della sala del refettorio coincidono con quelle dell’opera.
“Poiché la stanza si affaccia a est, si presume che fosse il refettorio”, ha spiegato il ricercatore, “poiché nei monasteri benedettini il refettorio era tradizionalmente situato a sud, mentre la chiesa a nord”.
Spielmann ha anche menzionato la Monna Lisa, ipotizzando che il suo sfondo potrebbe corrispondere al panorama osservabile dal santuario della Madonna della Pace alla Rocchetta di Airuno, dove ci sono affinità nelle proporzioni del parapetto. “Civate e Airuno avevano legami geografici e politici all’epoca”, ha concluso.
Le ipotesi di Spielmann, sempre più plausibili, riaccendono l’attenzione sul legame tra il genio rinascimentale e il nostro territorio.
La conferenza si è conclusa con i saluti del parroco e un invito a un evento del 28 marzo, organizzato dal Comitato Pro Venerdì Santo di Romagnano Sesia, che prevede una processione e una rappresentazione drammaturgica dell’Ultima Cena nell’ex refettorio.
