Inaugurazione mostra

A Lecco aperta la mostra sui 50 anni del CAI

Visitabile gratuitamente fino al 17 maggio, negli orari di apertura della Torre Viscontea.

A Lecco aperta la mostra sui 50 anni del CAI

Venerdì alle 18, presso la Torre Viscontea di Lecco, è stata inaugurata una mostra che celebra la storia del CAI. Questo percorso espositivo si concentra sui primi decenni della sezione lecchese e rimarrà aperto al pubblico fino al 17 maggio, con ingresso gratuito durante gli orari di apertura della torre.

Un legame tra libro e mostra

La conferenza stampa di apertura ha rappresentato anche un’importante occasione per rievocare il volume realizzato in occasione dei 150 anni del CAI, pubblicato due anni fa, da cui la mostra trae ispirazione. Quest’opera ha fornito la base per il racconto espositivo, acquisendo un ruolo centrale nella presentazione, quasi pari a quello dell’allestimento stesso.

Il valore della storia

Barbara Cattaneo, rappresentante dei Musei civici, ha espresso soddisfazione per il risultato ottenuto: «Sono molto felice di inaugurare questa mostra, voluta fortemente da Adriana Baruffini. Inizialmente sembrava non fosse possibile realizzarla, ma siamo qui». L’iniziativa è parte del programma espositivo del Comune di Lecco ed è inserita nella rassegna “Monti Sorgenti”, a sottolineare la lunga collaborazione tra l’ente pubblico e il Club Alpino Italiano.

Il fulcro dell’esposizione è il racconto dei primi cinquant’anni del CAI di Lecco, un periodo complesso da ricostruire a causa della scarsità di fonti documentali. «Questi anni, sebbene meno studiati, sono fondamentali – sono state le parole di uno degli intervenuti – perché in essi si consolidano i valori dell’associazione».

Tra i protagonisti di questo periodo si annoverano figure significative come Antonio Stoppani, Giovanni Pozzi, Mario Cermenati e Giuseppe Ongania, pionieri di un nuovo approccio alla montagna.

Un progetto accessibile a tutti

La presidente del CAI Lecco, Paola Frigerio, ha ribadito il legame tra il libro e la mostra: «Questo progetto scaturisce da un lavoro importante realizzato due anni fa per celebrare i 150 anni della sezione. Abbiamo voluto “far volare” alcune pagine del volume, trasformandole in un’esposizione aperta a tutti». La pubblicazione è disponibile per i visitatori interessati ad approfondire.

L’allestimento è composto da pannelli che riprendono parti significative del libro, accompagnati da teche contenenti documenti originali e volumi storici provenienti dall’archivio e dalla biblioteca del CAI. Questi materiali coprono un periodo che va dal 1874 al 1924, anno della morte di Mario Cermenati, restituendo un quadro della nascita dell’alpinismo organizzato e delle interazioni tra le diverse sezioni.

Pietro Corti, uno degli autori del volume, ha raccontato le sfide di ricostruire la storia dei pionieri lecchesi: «Hanno inventato un modo di vivere la montagna quando questa realtà non esisteva. Non è stato semplice risalire a certe figure, ma è stata una sfida affascinante». Oltre all’aspetto storico, il libro offre aneddoti e ritratti vivaci di personaggi che hanno segnato un’epoca.

Alberto Benini ha evidenziato l’intento divulgativo del progetto: «Volevamo costruire un racconto leggero, fatto di spunti e frammenti di vita, per restituire l’immagine reale di cosa significasse, all’epoca, uscire dalla propria città e scoprire la montagna».

Un patrimonio da scoprire

Durante la presentazione, è stato anche sottolineato il lavoro di ricerca svolto negli anni sull’archivio del CAI, che ha permesso di recuperare materiali preziosi, ora disponibili al pubblico grazie a questa esposizione. Un patrimonio che rafforza il legame tra memoria storica e identità del territorio, un lavoro silenzioso ma fondamentale, senza il quale molte di queste testimonianze sarebbero rimaste sconosciute. Un tassello che arricchisce il valore culturale dell’iniziativa.

Al termine della presentazione, il pubblico si è spostato al primo piano della torre per visitare la mostra, che si configura come un viaggio tra documenti, immagini e storie in grado di narrare le origini di una tradizione profondamente radicata nel territorio lecchese. Un’opportunità non solo per riscoprire il passato, ma anche per comprendere meglio il presente e l’evoluzione del rapporto tra uomo e montagna, invitando a fermarsi, osservare e rileggere con maggiore consapevolezza il legame tra comunità e ambiente alpino.