Si terrà all’Auditorium Comunale di Merate dalle ore 20.30 di venerdì 5 aprile un incontro promosso dall’associazione La Seconda Tunica con il patrocinio del Comune di Merate e la collaborazione del Centro di Servizio per il Volontariato, avente come tema la cosiddetta “vulnerabilità sociale”.

La Seconda Tunica parla di vulnerabilità sociale

L’evento, ad ingresso libero, rappresenta un’importante occasione sia per far conoscere le attività e il modus operandi dell’associazione, sia per approfondire un tema di notevole rilevanza sociale, ovvero la vulnerabilità, che la stessa, attiva nel territorio meratese da ormai due anni, si trova a dover fronteggiare quotidianamente. A tale scopo sono previsti nel corso della serata gli interventi di quattro relatori: John Patrick Tomalino, assessore alle politiche sociali del Comune di Merate, Gianpietro Lunati, presidente de “La Seconda Tunica” e infine Marco Cavedon e Silvia Calati, rispettivamente responsabile innovazioni sociali e psicologa al Csv, ente che ha recentemente condotto un’indagine riguardante la diffusione di questo fenomeno nei tre territori di Lecco, Monza e Sondrio.

Cos’è la vulnerabilità sociale?

La vulnerabilità è definita come l’esposizione di alcune fasce di popolazione a situazioni di rischio, inteso come incertezza della propria condizione sociale ed economica. E’ una piaga sociale che affligge un gran numero di cittadini italiani e stranieri, che investe diversi ambiti e che lo Stato non riesce a combattere direttamente. Proprio per questo motivo associazioni territoriali come “La Seconda Tunica” assumono un ruolo fondamentale nel contenimento del fenomeno, in quanto forniscono un’ampia disponibilità di volontari e contribuenti che hanno il compito di dare, in modi diversi,il loro apporto.

Com’è nata l’associazione

“Vedendo intorno a noi persone con grossi problemi, che avevano perso la casa o il lavoro, con problemi familiari, scolastici o di depressione, persone che si erano trovate ai margini della società, persone che avremmo potuto essere noi, con una rete familiare inesistente e una rete sociale che non riusciva a fornire delle risposte, abbiamo pensato che dovevamo fare qualcosa” racconta il presidente Lunati. Il progetto neonato è stato avviato dagli stessi fondatori, che si sono dapprima rivolti ad amici e conoscenti, chiedendo se sarebbero stati disponibili per aiutare qualcuno. Successivamente il gruppo vero e proprio ha preso forma con il passare del tempo, arrivando a creare una rete di volontari e simpatizzanti capace di assistere persone dalle molteplici necessità.

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Come agisce concretamente e a chi si rivolge

L’associazione, partendo dal presupposto  di operare in una “nuova zona di vita”, ossia in una realtà che va ben oltre quella strettamente specifica di paese e vicinato, si rivolge a tutte quelle persone che, pur essendo socialmente vulnerate, non sono tuttavia ufficialmente riconosciute come svantaggiate, e mira a fornire aiuto disinteressato ai bisognosi attraverso volontari che si mettono a disposizione in prima persona o attraverso un contributo in denaro da parte di donatori esterni, finalizzato a risolvere le esigenze specifiche di una persona o di una famiglia. Lunati afferma che per agire a loro sostegno “c’è necessità di costruire un progetto attorno a loro che li porti ad uscire dal tunnel, dal loro stato di vulnerati, e a cercare di vedere se c’è un modo per affrontare le difficoltà. La prima cosa è l’ascolto, poi serve un progetto, i volontari, l’affiancamento alla persona, l’attivazione di una rete fatta da associazioni, servizi, assistenti sociali ecc.” In particolare l’ascolto è ritenuto un aspetto decisivo per la buona riuscita del programma, in quanto è fondamentale in primis per comprendere al meglio le eterogenee esigenze individuali e in secondo luogo per la creazione di un clima sereno, che permetta di “costruire un rapporto sincero con le persone in difficoltà, superare il loro senso di vergogna, una cosa molto personale, che abbiamo riscontrato sia nelle persone italiane che in quelle straniere”, evidenzia ancora lo stesso Lunati.

Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha

“La Seconda Tunica” agisce inoltre attraverso incontri di carattere informativo, come quello che si terrà venerdì 5 aprile, per aumentare la consapevolezza rispetto alle situazioni di difficoltà che ci circondano, per “portare a conoscenza delle necessità delle persone e coinvolgere singoli benefattori”, e per facilitare di conseguenza lo scambio tra chi possiede di più (chi ha una seconda tunica) e chi non ha, in perfetta coerenza con il suo slogan “Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto”.