Si avvia alla conclusione il festival Ultima Luna d’Estate, ideato e organizzato da Teatro Invito, promosso dal Consorzio Brianteo Villa Greppi. Una settimana di grande teatro ha accompagnato gli spettatori del festival e molti sono stati gli spettacoli che hanno registrato il tutto esaurito.

Ultima luna d’estate: si va verso il gran finale

Stasera, venerdì 7 settembre a Viganò alle  21 la nota compagnia milanese AstorriTintinelli presenta Il sogno dell’arrostito, comizio surreale di un uomo e una donna, compagni e militanti politici, per indagare come il sogno del cambiamento si trasformi lentamente in repressione e restaurazione. Uno spettacolo da non perdere per vedere in scena due grandi attori e scoprire una delle proposte teatrale contemporanee più innovative in Italia.

Domani

Sabato 8 settembre alle  16.30 a Villa Facchi di Casatenovo la giornata si apre con Le avventure di Fagiolino, un lavoro per i più piccini del Centro Teatrale Corniani mentre alle  18.30 a Montevecchia va in scena Piccolo Canto di resurrezione di Musicali si cresce, premio Teatri del Sacro 2017, che vede coinvolte cinque voci femminili, in un unico affresco di “racconti cantati e canti musicati”.  Alle ore 21 Bebo Storti e Renato Sarti portano a Lesmo il loro spettacolo cult Mai Morti, dal nome di uno dei più terribili battaglioni della Decima Mas, affabulazione nera che fa discutere e emozionare, dividere e arrabbiare.

Domenica

Domenica il festival si chiude con una giornata ricchissima: alle 16.30 a Lesmo con Storie nell’armadio de La Gru Teatro, spettacolo esilarante con tanto di battaglia di cuscini tra gli spettatori per continuare alle 18.30 aalla Cascina Bagaggera de La Valletta B.za con La signorina Felicita ovvero la felicità del Teatro della Caduta, personalissima interpretazione del celebre salottino in disuso di Guido Gozzano.   Domenica 9 settembre alle21 a Casatenovo debutta in forma di anteprima Bartleby di Teatro Invito e Teatro della Cooperativa – regia di Renato Sarti – dal celebre  racconto di Herman Melville con Luca Radaelli e Gabriele Vollaro: una narrazione sul filo dell’ironia, che ci prende per mano e ci conduce su un sentiero sempre più stretto, alla fine del quale ci ritroveremo sull’orlo di un abisso. 

La trama

Ambientato a Wall Street descrive il contrasto tra la vita frenetica, rampante, votata al denaro e alla produttività, incarnata dalla city newyorchese e Bartleby, un personaggio che si rifiuta di svolgere le mansioni lavorative che il suo principale gli affida, finendo a poco a poco col rifiutarsi di fare alcunché, financo di vivere.
Questa opposizione, così radicale, a un mondo positivista e pragmatico, viene descritta dall’esterrefatto datore di lavoro: un pacifico avvocato  che prova una strana attrazione mista a compassione e desiderio di scoprire quale mistero si celi dietro al rifiuto sempre più reciso di Bartleby. Il desiderio di Bartleby di affrancarsi dalla schiavitù del lavoro – e di un lavoro alienato come quello di copista – anche a costo della sua stessa vita, lo rende un personaggio oltremodo moderno, un working class hero: un eroe solitario che si batte con pervicacia donchisciottesca contro il Moloch del capitalismo internazionale. L’avvocato cerca in tutti i modi di capire, senza riuscirci, la protesta dello scrivano. Il lavoro di scavo delle ragioni dell’altro, la pietà cristiana, l’indignazione, l’autoanalisi spietata anche dei sentimenti meno nobili che prendono il sopravvento in una simile vicenda rendono l’avvocato umanissimo e fanno sì che il lettore si immedesimi negli sforzi del principale. Anche noi sentiamo affiorare gli stessi desideri, le stesse domande ogni qualvolta ci imbattiamo in un immigrato, in un accattone, in un malato psichico.