La riflessione interdisciplinare sull’evoluzione e il progresso, tema “filo rosso” del ciclo di incontri inaugurato con il filosofo Carlo Sini e proseguita la scorsa settimana con Andrea Parravicini, filosofo della biologia, si arricchisce  questa sera, mercoledì 17 aprile grazie al contributo di  Manuela Monti, ricercatrice al Centro Ricerche Medicina Rigenerativa della Fondazione Ircss Policlinico San Matteo di Pavia e Alberto Redi, Accademico dei Lincei, professore di zooologia e biologia dello sviluppo all’Università degli Studi di Pavia.

Pensare all’evoluzione: questa sera terzo appuntamento con la filosofia e la biologia

Saranno infatti loro i protagonisti del terzo appuntamento della rassegna Pensare all’evoluzione, promossa da Frammenti di Filosofia e Mechrì con la media partnership de Il Giornale di Lecco. “La diversità umana e l’errore della “razza”: le parole e il Dna”: è questo  il titolo della serata a ingresso libero, come sempre ospitata nella sala conferenze di Confindustria in via Caprera, che inizierà alle 20.45.

Biologia, razza e razzismo

Tutti i dati scientifici dimostrano che non è possibile identificare nella specie umana alcuna razza geneticamente distinta: il concetto di “razza” è un mero prodotto culturale il cui unico fondamento è ideologico.  Ma le radici del razzismo (psicologiche, economico-sociali ecc) possono essere estirpate solo mediante una riflessione transdisciplinare  a cui la biologia offre solide basi La genetica e l’ereditarietà dei mitocondri (che tutti noi abbiamo ricevuto, per via materna, dalla stessa Eva africana) consentono infatti di affermare con forza il principio di uguaglianza biologica. Una uguaglianza che può farsi sociale,  morale e giuridica solo chiarendo definitivamente la potenza evolutiva della convivenza tra differenze all’interno della medesima, mobile natura umana. Il DNA porta con sè le nostre storie passate ed è condiviso, cioè lega a diversi livelli sia individui sia gruppi di individui apparentemente lontani e diversi: lo confermano i più recenti studi di genomica sociale. Ma se la scienza fornisce la prova dei fatti, è il linguaggio a creare il senso, e la parola “razza” fomenta la superstizione antievolutiva del razzismo