Un’artista tanto riservata quanto nota e apprezzata per la sua grande maestria. Classe 1938, nata in provincia di Padova, Leda Donato Rizzi risiedeva da oltre cinquant’anni nella frazione di Novate. Sposata con Mario Rizzi, da cui ha avuto due figli Mauro Marina, può davvero essere definita un’artista a 360 gradi. Questo almeno fino a tre anni fa quando, ormai all’apice di una lunga malattia, si è vista costretta ad abbandonare la sua passione. E l’ha lasciata per sempre, insieme ai suoi cari, il 3 maggio scorso.

Leda e l’arte unite per tutta la vita

«Mia madre iniziò ad appassionarsi alla pittura ad olio negli anni ‘70. Mi ricordo benissimo di quel periodo, anche se avevo soltanto cinque anni – ha raccontato il figlio Mauro Rizzi – Da quel momento è stato un continuo crescendo. Dopo aver appreso le tecniche di pittura ad olio frequentando i corsi della Scuola d’Arte pura e applicata di Merate, si è dedicata alla lavorazione della creta, all’Impressionismo di cui amava tecnica e soggetti e all’acquerello. Fino alla grande svolta dell’iconografia ortodossa: forse i suoi capolavori più noti ed apprezzati sono quelli che raffigurano Cristo, la Vergine e gli angeli».

Un’artista ben nota a Novate e dintorni

Leda era ben conosciuta a Novate e dintorni. Proprio alla comunità di fedeli novatesi ha infatti donato diverse sue opere: icone e quadri esposti negli ambienti parrocchiali e, specialmente, appesi alle pareti della chiesa Madonna della Pace. Del resto don Angelo Francesco Cazzaniga, storico parroco della frazione dal 1968 al 2005, lodava continuamente la sua grande sensibilità artistica. «Il funerale di mia madre è stato celebrato proprio nella chiesa in cui alcune sue opere sono esposte. E’ bello pensare che lì resterà per sempre una parte di lei – ha continuato commosso il figlio – Ha sempre lavorato in casa nostra dove impartiva lezioni ad alcuni allievi che, passo dopo passo, hanno raggiunto alti livelli. E, quando qualcuno glielo chiedeva, partecipava ben volentieri a mostre nel territorio».

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Una tecnica raffinata alla ricerca dell’inesprimibile

Diverse, appunto, le esposizioni da lei realizzate o a cui ha semplicemente preso parte. Molti novatesi ricordano ancora l’allestimento iconografico che si è tenuto a inizio anni Duemila nelle sale parrocchiali di Novate. Le sue opere iconografiche, del resto, risultano assai apprezzabili in quanto realizzate con una tecnica raffinata, caratterizzata da intensa luminosità, colorazione nitida e cura assoluta del dettaglio espressivo. Insomma, un’autentica trasposizione visiva del mistero del sacro e dell’ineffabile.