Ha un titolo suggestivo, «Il manoscritto del tempo» ed è uno straordinario viaggio che si svolge ai confini del tempo, tra scienza e tecnologia, l’ultimo romanzo dato alle stampe da Erminio Bonanomi per i tipi di Bellavite Editore.
Presentato nei giorni scorsi al festival letterario «Parolario» in Villa Olmo a Como, il nuovo libro del prolifico scrittore pagnanese è un omaggio al grande genio di Leonardo da Vinci e al tempo stesso alla nostra magnifica terra. Pubblicato nell’anno in cui ricorre il cinquecentenario della morte del genio vinciano, il romanzo ha preso forma in realtà nella mente dello scrittore «in tempi non sospetti», molti anni fa, addirittura prima della trilogia thriller che ha fatto conoscere il nome di Bonanomi ben al di là dei confini della Brianza.

Nel libro di Bonanomi un avventuroso viaggio nel tempo all’epoca di Leonardo

«Quando chiusero il corso dell’Adda, anni fa, per restaurare le chiuse, incappai per caso nel traghetto di Leonardo, che era stato messo in secca, sospeso su di un’impalcatura sopra il letto del fiume – racconta Bonanomi – L’idea di ambientare un libro nella località Porto di Imbersago nacque allora. Lo scrissi, ma poi decisi di lasciarlo nel cassetto a decantare». Erano i primi anni 2000 e i tre volumi della trilogia del maresciallo dei Carabinieri Martin Zagato, usciti nel 2010, 2012 e 2014, erano ancora di là da venire.

Di fatto Il manoscritto del tempo è il suo primo romanzo…

«In un certo senso sì: Leonardo da Vinci è sempre stato il mio personaggio preferito».

Il sottotitolo del romanzo è «E se Leonardo da Vinci avesse inventato la macchina del tempo?».

«In effetti la storia ha a che fare con una macchina del tempo che durante la stesura del libro ho sentito il bisogno di realizzare».

In che senso?

«Nel senso che ho costruito io stesso con i materiali a disposizione nel 1500 un modellino in scala 1:12 che tra l’altro porto in giro in occasione della presentazione del libro. Questa settimana sarà esposto nella vetrina della Libreria La Torre, in via Manzoni».

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Quindi la storia si svolge in epoche diverse?

«Il libro inizia al giorno d’oggi. Il 15 aprile del 2000, a Imbersago, dove un misterioso individuo con indosso una vestaglia rosa pastello viene notato aggirarsi per le vie del paese. Lo stesso uomo, poco più tardi svanisce in un bagliore bluastro a bordo di uno strano marchingegno».

E poi cosa succede?

«Qualche anno dopo il dottor Diego Ventura e suo nipote Alex, durante un’escursione lungo il letto del fiume Adda in secca, scoprono una cassetta contenente un messaggio in codice che dopo varie peripezie li porterà a scoprire un manoscritto con dei progetti per costruire una macchina del tempo».

Che tra l’altro lei stesso ha disegnato per le illustrazioni del libro.

«Esatto. Nonno e nipote realizzano la macchina del tempo e dopo una serie di eventi inaspettati si trovano catapultati nel 1506, all’epoca in cui Leonardo si trovava ospite della famiglia Melzi a Vaprio d’Adda. E qui inizia una straordinaria avventura che li vedrà costretti ad affrontare personaggi ambigui e cavalieri sanguinari per riuscire a tornare nella nostra epoca».

A chi si è ispirato per tratteggiare i protagonisti della storia?

«Per il nonno ad un notissimo personaggio pagnanese, che oggi ha 90 anni: è un ingegnere-inventore, un vero genio. Alex invece sono io, o meglio, quello che avrei voluto essere e fare io a vent’anni».

Immagino che abbia dovuto studiare molto per scrivere il libro.

«Ci ho messo quasi tre anni a scriverlo proprio perché mi sono dovuto documentare moltissimo: sugli usi e i costumi del ‘500, sulla situazione geopolitica dell’epoca, ma anche sulla fisica. Ho studiato le varie teorie sui viaggi nel tempo e sui paradossi temporali che è la situazione più pericolosa che si potrebbe verificare…».

E’ un libro adatto a tutti?

«Sì, a differenza dei thriller, questo è un libro adatto a tutti, anche perché non è un romanzo storico: di fatto si tratta di una fantastica avventura tra scienza e tecnologia ambientata anche ai giorni nostri».

Si è divertito a scriverlo?

«Moltissimo».