Tutto esaurito per Manuel Agnelli ieri sera in concerto al Polo territoriale lecchese del Politecnico di Milano

Sold out per Manuel Agnelli

La sfida e lo scorno di scrivere in lingua italiana il testo di una canzone. La soddisfazione, tentativo dopo tentativo, di aver affinato un proprio stile. Di più. Di riconoscersi nella propria arte, ovvero di aver trovato una propria identità artistica. Manuel Agnelli, frontman e anima della band  alternative rock degli Afterhours, ha affascinato la platea eccezionalmente riunita ieri sera, venerdì, al Poli di via Previati. Altrettanto eccezionale il concerto dell’artista che ha chiuso la prima giornata del Festival della Lingua Italiana. Un evento nell’evento ospite a Lecco grazie alla Fondazione Treccani Cultura, alla fondazione Comunitaria lecchese e all’Amministrazione comunale.

La sfida della lingua italiana

Dinnanzi al pubblico Agnelli ha ripercorso la propria esperienza di scrittura artistica, di testi da mettere in musica. Un’evoluzione partita dall’idioma anglosassone, di parole tronche facili da infilare nella ritmica musicale. L’italiano per Agnelli è stato una conquista attraverso un susseguirsi di “esperimenti fallimentari”. Ha scoperto la “magia” delle parole e il potere espressivo del subconscio. “Le parole mi hanno liberato dal mio autobiografismo che mi faceva scrivere cose che facevano cagare” ha raccontato. Nel distacco dal proprio narcisismo espressivo, l’artista ha scoperto la potenza del suono, “il gioco meraviglioso della ricerca del suono delle parole”. Poi, nel senso pieno delle parole, al netto di ogni teatralità espressiva, ecco la scoperta che si può raccontare anche se stessi al pubblico, senza essere tronfi, grotteschi. “La musica è sempre stata un conforto pazzesco per me. Adesso lo so. Prima era solo figo”.

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E stasera Vinicio Capossela

Il racconto dell’avventura linguistica di Manuel Agnelli è stata naturalmente inframmezzata dall’esecuzione di alcuni dei più celebri brani del suo repertorio. Da “Strategia”, a “Mare di Miele”, a Quello che non c’è”, fino a “L’odore della giacca di mio padre”. Il pubblico lo ha seguito mormorando sulle labbra le parole dei testi. Vietato, del resto, sventolare accendini o le torce dei telefonini nell’aula del Poli. Ma lo spettacolo della musica non è stato per questo diverso.
Stasera il Festival della Lingua Italiana prosegue con un altro straordinario artista. Sul palco del Poli ci sarà infatti Vinicio Capossela.

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