L’appuntamento con la diretta streaming della Prima della Scala, “Attila” di Giuseppe Verdi, è per venerdì 7 dicembre alle 18. In programma in contemporanea nella Sala don Sironi del Centro Parrocchiale di Osnago e nella Sala Consiliare di Correzzana.

Alla Prima della Scala si arriva preparati

Si tratta di una proiezione che sarà un po’ come avere un palco direttamente all’opera e che proporrà ai presenti i medesimi tempi del Teatro alla Scala, includendo un intervallo con coffee break e aperitivo a cura di Vista Cafè di Correzzana. La diretta streaming è punto di arrivo di una nuova rassegna culturale voluta dal Consorzio Villa Greppi e intitolata, citando proprio un verso dell’Attila, “Chi dona luce al cor?”: un progetto che dallo scorso 28 novembre ha visto susseguirsi quattro conferenze pensate per approfondire segreti, aneddoti, curiosità e retroscena dell’Opera, preparando il pubblico alla Prima di venerdì.

Attila di Giuseppe Verdi

“Attila” è la nona opera composta da Verdi su libretto di Temistocle Solera dalla tragedia “Attila, König der Hunnen” di Zacharias Werner, debuttata alla Fenice di Venezia il 17 marzo 1846 e qui diretta da Riccardo Chailly. Una messa in scena complessa, che vede alla regia Davide Livermore e che stando alle indiscrezioni durerà due ore e venti. Sul prestigioso palcoscenico italiano, quindi, una vicenda la cui trama è ben nota: dopo aver perduto l’intera famiglia in seguito al saccheggio della sua città, Aquileia, da parte del re degli Unni (qui interpretato da Ildar Abdrazakov), Odabella (Saioa Hernández) è decisa a vendicarsi. Per farlo, ordisce un piano per avvicinare Attila e, a tradimento, colpirlo a morte. Accanto ai due un corollario di altri personaggi, dall’innamorato Foresto (Fabio Sartori) al generale romano Ezio (George Petean), il tutto in un’ambientazione che per questa messa in scena conduce in un secolo molto distante da quello a cui i fatti si riferiscono. Traslata sino al Novecento, in un periodo imprecisato tra le due guerre, l’ambientazione di questo Attila svela quanto il linguaggio di Verdi possa, a detta dello stesso Chailly, reggere perfettamente un simile spostamento storico.