Il maestro Vinicio Capossela protagonista ieri sera del secondo straordinario concerto al Festival della Lingua Italiana, ospite a Lecco grazie alla Fondazione Treccani Cultura.

Capossela e il vocabolario Treccani

Vinicio batte Manuel. Se per il frontman degli Aftehours Manuel Agnelli venerdì  scorso l’aula magna del Poli di via Previati, sede territoriale del Politecnico di Milano, era gremita, ieri  sera la platea quasi non conteneva gli spettatori arrivati per assistere all’esibizione di  Capossela.

In apertura di palcoscenico, il maestro è stato omaggiato dagli organizzatori di un ponderoso volume: una copia del vocabolario Treccani. Con l’impegno a fare buon uso delle parole,  perché #leparolevalgono, come ricorda il tema scelto per la prima edizione del festival. “Da restare senza parole” la battuta del musicista, cantautore, scrittore, artista che, ritirato il dono, ha poi regalato al pubblico una vera e propria lectio magistralis sulla sua passione per le etimologie.

La lectio magistralis del maestro

“Bella cosa il vocabolario. Oggi, con le nuove tecnologie, quasi non si usa più. Si cercano parole googolando, ma anche così quando cerchi una parola ti esce ‘Dizionario Treccani’. Io sono abbonato al servizio ‘una parola al giorno’. Ho una vera passione per le etimologie. Mi ha sempre molto affascinato, trovo che l’italiano sia una grande spiegazione dell’esistenza. E’ come l’Italia, Paese non molto vasto ma profondo: quando scavi trovi i resti di civiltà passate che ti parlano e spiegano quella di oggi”.

Uomini e bestie, l’oscenità della rete

“Oggi è un momento molto particolare per le parole”. Con questa premessa Capossela ha raccontato il suo ultimo progetto, nel quale sta approfondendo “il rapporto tra uomini e bestie”. Una riflessione che parte da categorie universali per declinarle curiosamente sull’oggi.

Leggi anche:  Da Monte Marenzo a Morterone a piedi per Telethon FOTO

Così dalla parola bestia, trascorrendo di definizione in definizione, ricordando i bestiari medioevali in cui si distingueva tra “vero” e “reale”, Capossela è arrivato al linguaggio bestiale di cui oggi si fa uso nella “rete”. Una realtà virtuale  in cui le fake contendono tweet al vero. “Non è un caso che la rete di Salvini sia soprannominata ‘la bestia’” ha annotato l’artista. “Molti dei fenomeni di violenza in rete sono cose aberranti, oscenità, parola che poi significa “fuori scena”, qualcosa che non deve finire davanti ad un pubblico. Ma con la rete succede e una volta chè l’oscenità è in rete non si elimina mai, come la plastica”.

Ma la rete può essere veicolo di nuove pestilenze “che corrompono l’etica”. E qui Capossela ha riproposto la lettura dell’analisi lucidissima che il Manzoni fa della peste. “I suoi meccanismi sono sempre gli stessi: rottura dei legami nella comunità, caccia all’untore”. Dalla peste alla morte, ormai l’unico tabù rimasto. “Ora c’è soltanto la sua rappresentazione, peraltro orribile. Ma si è persa l’idea di morte come parte della vita. La cultura popolare ha del resto elaborato molti trucchi per prendersi gioco di questa ineludibile compagna”. Ma Capossela ha coinvolto nel suo show anche Dante, Leonardo da Vinci, Collodi

La  lectio magistrali dotta, curiosa, divertente è stata in realtà il cappello introduttivo al concerto che ha proposto brani ben noti all’uditorio. In scaletta un vero e proprio bestiario, dall’orso, al lupo mannaro, per concludere tutto con il “testamento del porco”, di cui non si butta via niente.