Una mostra itinerante: intorno alla Brianza e nell’essenza stessa delle cose. Non può essere diversamente se l’artista che espone, che si espone, è Gaetano Orazio.

Gaetano Orazio: oltre 20 anni di pittura in terra di Brianza

Sciamano prestato alla pittura e alla poesia,  con la mostra «Someanza ( o del Trovante)» l’artista celebra oltre 20 anni di pittura in terra di Brianza.La prima mostra è stata inaugurata domenica mattina a «La Nostra Famiglia» di Bosisio Parini ma giovedì, con inizio alle 17,30, si trasferirà a Lecco nella sede dell’Api, e successivamente a Civate nella sala civica; ad Olginate nel convento di Santa Maria della Vita, in contemporanea alla PeregoLibri, a Lecco presso la Libreria Cattaneo. Ad ottobre il tour riprenderà dalla galleria Domus Art di Vedano al Lambro ed a novembre sarà a Costamasnaga i biblioteca e poi fuori provincia alla galleria Triangoloarte di Bergamo e a Como.

«Someanza»

Luogo dell’inaugurazione e titolo della mostra non sono certo casuali. «Someanza» è un’espressione dialettale che  riferisce alla fotografia: una «somiglianza», una foto. E’ quel che fa Orazio con la pittura e la poesia, una «somiglianza» a tutto ciò che è intorno a lui. Il sottotitolo, invece, «del Trovante» allude ai massi erratici, così chiamati da Antonio Stoppani, che lo hanno sempre affascinato e che ha incontrato nella sua ricerca pittorica lungo le rive del torrente Toscio. Ben presto però Trovante è diventato un intero universo di acqua, pietra, aria e vita che anima il luogo dove Orazio sperimenta l’esperienza panica della sua pittura.
Su queste rive, «rovinando», precipitando  nella pittura, nelle tele, nell’acqua stessa, come rovina a valle il torrente, Orazio ha avviato la sua sintesi del Trovante, divenuto una figura antropomorfa a metà tra la pietra e la forma curvilinea e stupefacente delle castagne d’acqua che maturano nel lago di Annone.

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Trovante

Questo antropomorfico Trovante lo ha accompagnato nella sua ricerca pittorica, nella sua urgenza espressiva, nella sua immersione nel cuore autentico delle cose e nella natura, alla ricerca di un’unione primigenia con le forze ancestrali che precedono la presenza umana nel mondo.
E’ comparso nei suoi dipinti, lo ha interrogato sino a divenire quasi  il suo vero committente.
Poi, in modo del tutto inatteso, nel giugno del 2018, dopo 25 anni dall’inizio, nel 1994, della sua esperienza artistica e dalle prime comparse del Trovante nei suoi dipinti,  ad Orazio viene indicata dalla moglie un’enorme ombra sulla parete del Monte Rai, a poca distanza dal Corno Brione, esattamente in posizione perpendicolare sul luogo lungo il Toscio dove Orazio aveva dipinto.
Quell’ombra è proprio il Trovante: ha le sue sembianze, dopo una ricerca durata due decenni, il Trovante si svela all’artista, offrendogli in un momento la sintesi perfetta della sua ricerca. Si rivela esattamente sopra il luogo in cui il ragazzo di Angri trasferito  al Nord nella speranza di una vita migliore, veniva calamitato per dipingere; il luogo verso cui sentiva un’attrazione irresistibile, forse perché proprio lì c’era il suo vero committente.

La mostra

La mostra celebra i suoi 25 anni di lavori: oltre alle serie di dipinti e poesie che vanno dal ‘94 al 2010 ci saranno anche gli ultimi dipinti, quelli del 2019 in cui il Trovante rivelato si lascia fare quasi una «someanza».
Dopo l’apertura di domenica scorsa a Bosisio, nella splendida e luminosa hall del Padiglione 7 de “La Nostra Famiglia”, il prossimo appuntamento è per giovedì 19 settembre alle 17.30 a Lecco nella sede dell’Associazione Piccole e Medie Industrie, in via Pergola, per conoscere ancora meglio questo straordinario artista.