7 Marzo giorno di santa Perpetua. La “Serata lisanderiana” del mese di marzo non poteva prescindere dalla giornata tributata alle donne. Non a caso il nuovo incontro del ciclo ispirato dai Promessi Sposi, è stato fissato alla  vigilia dell’8 marzo. Il nome della santa ricorrente, guarda caso, è anche quello di uno dei personaggi del romanzo. La serva di don Abbondio, Perpetua, è sembrato un ottimo gancio per parlare delle donne, seppure di un’altra epoca.

Perpetua e le donne del Manzoni

“Destino di Donne”è il titolo della Serata lisanderiana  che si terrà questa sera, 7 marzo, alle 21, in sala consiliare ad Oggiono, con il contributo di Acel Service. “Sarà dedicata alla condizione femminile al tempo delle vicende dei Promessi Sposi” spiega l’assessore alle Culture Elena Ornaghi. Relatrici ospiti della serata saranno la curatrice d’arte Simona Bartolena e la giornalista Rosa Valsecchi.  “L’ansia di ricerca del vero storico da parte di Alessandro Manzoni offre ai lettori una fedelissima ricostruzione delle condizioni della donna del Seicento. Anche nei ritratti delle figure femminili, mirabilmente riassunta in due famosi frasi del romanzo: ‘soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa’ e ‘fu monaca per sempre'” spiega Ornaghi.

Leggi anche:  La Valtellina e i suoi pizzoccheri: un settembre (e oltre) di festa

La donna nei Seicento

Alessandro Manzoni descrive con un fine tratto psicologico e umano ad un tempo diverse figure di donne: le donne di casa, destinate al matrimonio e al governo della casa; le contadine e le serve; le monache, che entravano in convento spinte da motivi diversi. Il matrimonio, comunque, era il principale (e unico, escludendo il convento) obiettivo della donna.

Simona Bartolena, curatrice insieme a Lorenza Tonani della mostra “La monaca di Monza”, affronterà attraverso il personaggio di Gertrude il tema della monacazione forzata; mentre Rosa Valsecchi delineerà grazie ai personaggi di Agnese, di donna Prassede, della moglie del sarto e della buona vedova lo status delle donne, sia di basso che di alto ceto, obbligate a vivere recluse in casa o costrette a lavorare per guadagnarsi da vivere e per potersi costruire una dote, dovendosi tra l’altro occupare dell’educazione, soprattutto religiosa, dei figli (come Agnese fa con Lucia).