Gremita la chiesa di san Marcellino  a Imbersago in occasione dei funerali di Giusi Spezzaferri, ex assessore alla Cultura del Comune di Merate. Il commosso ricordo di don Bruno Croci.

Una folla ai funerali di Giusi Spezzaferri

Una cerimonia funebre affollatissima, eppur intima e raccolta, quella che questa mattina, oggi lunedì 4 febbraio 2019, ha accompagnato l’ex assessore Giusi Spezzaferri nel suo ultimo viaggio. Gremita in ogni angolo utile, la chiesa di San Marcellino a Imbersago non è riuscita a contenere le tantissime persone che hanno voluto stringersi nel dolore al marito Alberto Denti, a mamma Maria e papà Graziano. In prima fila il sindaco di Merate Andrea Massironi con tutta la Giunta e i colleghi di Imbersago Giovanni Ghislandi, Brivio Federico Airoldi e Crandola Matteo Manzoni.

La commozione di don Bruno

Profondamente commosso, come solo può esserlo un amico di lunga data, il parroco don Bruno Croci ha presieduto le esequie funebri rivolgendosi ai presenti, accalcati ovunque attorno all’altare, “con il cuore in mano”, per usare le sue stesse parole. “Il nostro non è il Dio dei morti, ma dei vivi”,  ha esordito don Bruno con la voce rotta dall’emozione. “Capisco che è difficile in questo momento, ma vorrei che il nostro cuore fosse pieno di gioia. Del resto non possiamo essere tristi sapendo tutto quello che ha fatto e il dono che la vita di Giusi ha rappresentato per tutti noi. Il Signore l’ha provata molto, è vero, ma ora l’ha premiata. Perché penso, anzi ne sono sicuro, che ora sia in Paradiso”.

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“E’ riuscita a spiazzarmi anche alla fine”

Numerosi i ricordi raccontati in ordine sparso dal pulpito da don Bruno. Nelle sue parole impossibile non sentire l’ammirazione profonda e la sincera stima per questa donna così piena di vita e di entusiasmo, ma al tempo stesso tanto sensibile e anche fragile e delicata. “Quando Alberto mi ha detto che ormai era arrivato il momento, sono andato a trovarla. Lei era assopita ma poi ha aperto gli occhi e, come faceva sempre, mi ha spiazzato dicendomi: “Come va?”. Ero così provato che non sono riuscito a parlarle. Poi ho visto che desiderava pregare e prima che dicessi qualcosa si è fatta il segno della croce e insieme abbiamo recitato il Padre Nostro e la benedizione”.