“Buon viaggio, grande Capo”: con queste parole la segreteria provinciale della Lega di Lecco ha voluto rendere omaggio a Umberto Bossi, il fondatore della Lega, scomparso all’età di 84 anni nella sua residenza di Gemonio, dove viveva in condizioni di salute precarie. La notizia ha immediatamente generato messaggi di cordoglio e ricordi toccanti da ogni parte d’Italia, in particolare dalla Lega locale.
Umberto Bossi ci lascia: il ricordo dei leghisti lecchesi
“Oggi non perdiamo solo un uomo, ma un simbolo – affermano i membri del Carroccio lecchese – Umberto Bossi non è stato solo il fondatore della Lega: rappresenta la voce del popolo, il coraggio di dire ciò che altri non osavano, la determinazione di chi ha lottato senza mai arrendersi. Chi ha condiviso il suo percorso, chi ha creduto in lui, ha seguito un’idea, una visione, una speranza che lui ha acceso in ognuno di noi. Hanno tentato di fermarlo, di ridurlo, di dimenticarlo… ma certe radici non possono essere estirpate. La Lega non è solo un partito: è appartenenza, identità e passione. Oggi salutiamo il nostro Senatùr con rispetto e orgoglio, ma con un nodo in gola. Il suo spirito resterà con noi, nelle piazze, nelle battaglie, in ogni bandiera alzata. Buon viaggio, Capo. Non ti dimenticheremo mai.”
La carriera politica di Bossi inizia ufficialmente il 12 aprile 1984 con la fondazione della Lega Autonomista Lombarda. Il leader varesino riesce a trasformare il malcontento territoriale in un progetto politico ben strutturato, mettendo in discussione il centralismo romano. Nel 1987 viene eletto al Senato, guadagnandosi il soprannome di “Senatùr” come unico rappresentante del movimento in un Parlamento dominato dai partiti tradizionali. La sua comunicazione diretta, accompagnata da slogan come “Roma ladrona”, mira a ottenere maggiore autonomia fiscale per le regioni settentrionali. Nel 1991 coordina la fusione delle sigle autonomiste regionali, dando vita alla Lega Nord, che ottiene il consenso delle piccole e medie imprese del Nord Italia durante Tangentopoli.
La collaborazione con Silvio Berlusconi segna l’ingresso della Lega nelle istituzioni nazionali. Bossi ricopre il ruolo di Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione, promuovendo leggi per trasferire competenze dallo Stato alle Regioni. Nonostante le tensioni per la secessione della Padania, culminate nella proclamazione simbolica di Venezia nel 1996, l’azione politica di Bossi si concentra sulla riforma federalista della Costituzione. La sua attività parlamentare subisce un brusco arresto nel 2004 a causa di un grave ictus. Nonostante la malattia, rimane alla guida del partito fino al 2012, quando si dimette da segretario federale a seguito di inchieste sulla gestione dei finanziamenti pubblici.
Dopo aver lasciato la gestione operativa, il consiglio federale lo nomina Presidente a vita. Negli anni successivi, Bossi mantiene posizioni distanti dalla nuova linea sovranista del partito, rimanendo fedele alle origini del settentrionalismo. La sua scomparsa segna la fine di un’epoca politica, quella della Seconda Repubblica, di cui è stato uno dei principali protagonisti.