Non ci facciamo mancare niente, neppure l’escalation di morti sul lavoro che si consumano nel nostro territorio. Questa sì è una emergenza, perchè è inutile  dissertare di vita umana e poi vederla bruciata in un amen per mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro.

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Troppe bare sulla via del lavoro

Certamente ci sono la fatalità, la disattenzione, standard minimi di tutela, ma di sicuro la questione sta diventando strutturale, andando oltre i singoli episodi e non si può non legarla a una crisi crescente della produzione in genere che non fa sconti neppure alla nostra latitudine

Il fenomeno, come si sa, ha una valenza nazionale e valga per tutti il fresco lutto dei quattro indiani morti in una vasca qui liquami in provincia di Pavia: certi casi davvero sembrano incompatibili con il progresso e il patrimonio di tecnologie e strumenti che si porta appresso. Troppe bare sulla via del lavoro che sta davvero diventando una sorta di via crucis con troppe stazioni segnate a lutto.

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Non servono i soliti tavoli con le parti sociali e con le forze dell’ordine che pure appartengono al protocollo collaudato di queste occasioni perchè le morti sul lavoro non si arginano con impegni sulla carta, ma attraverso una ricognizione preventiva delle singole fabbriche, soprattutto di quelle vetuste e antidiluviane. In questo caso, la modernità è davvero una conquista, ma bisogna guadagnarla sul campo ricordandosi  che, senza retorica, in ogni segmento della società è fondamentale affermare la centralità dell’uomo.

Marco Calvetti