Vi proponiamo quasi in diretta la cronaca di pura passione che sta vivendo una nostra lettrice, pendolare sulla linea Lecco-Bergamo. Il treno su cui viaggia di ritorno a casa dal lavoro, il 17:08 da Bergamo, si è fermato a Calolzio.  Sul sito di Trenord l’avviso è di “possibili ritardi fino a 40 minuti e cancellazioni a causa di un guasto ad un treno fermo in linea in prossimità della stazione Lecco-Olginate che ha rallentato la circolazione dei treni lungo l’intera tratta”.

Il mio venerdì di passione su un treno – I parte

Stazione di Lecco, venerdì 28 giugno ore 6.50: sono arrivata in anticipo rispetto al treno delle 7.02 per Bergamo perché voglio fare l’abbonamento mensile per luglio. Mentre pago allo sportello l’addetta mi chiede se so che il treno delle 7.02 è stato cancellato. Come faccio a saperlo? Non sono ancora andata al binario.
Il treno non c’è e non compare nei tabelloni. Torno a casa e apro il computer. Sul sito di Trenord trovo l’annuncio della cancellazione pubblicato alle ore 5.58. Il motivo? Manutenzione dell’impianto di condizionamento? Ma state scherzando? Non potete farlo il sabato la domenica o la notte? E poi cosa manutenete che avete treni vecchi di 35 anni con l’aria condizionata giustapposta solo per rispettare norme europee e che va a carrozze alterne e a scompartimenti alterni sulla medesima carrozza. Per non parlare dei sedili in PVC perché la plastica costa meno della stoffa e anche pulirla costa meno.
Ma forse è colpa mia. Mannaggia, stavo dormendo a quell’ora e non ho controllato. Mannaggia, non verifico mai se il treno c’è o non c’è prima di uscire di casa. Mannaggia, non mi ricordo che siamo in Italia.
Naturalmente sono un utente registrato: non mi sono registrata per acquistare biglietti online. Mi sono registrata per mandare reclami.
Quindi scrivo il mio reclamo, finisco di preparare la cena (prima che succeda qualcosa anche stasera al rientro) e torno in stazione a prendere l’8.12.
Uno sguardo alle notizie online.
Anche in Europa i treni hanno qualche problema per il caldo: ritardi di 5’/10’. Qui invece siamo quasi al collasso.
In stazione a Bergamo all’arrivo sentiamo un triplice scoppio e del fumo avvolge la motrice. Un’esplosione? No per fortuna: un macchinista va in pensione e ha fatto l’ultima tratta, petardi di saluto.
Arrivo al lavoro in ritardo ma per fortuna ancora in tempo per un appuntamento fuori sede.
A fine giornata prendo il 17.08 e trovo un vagone con aria condizionata. Sono felice: torno a casa!
Ma dai, non scherzare! Sei sicura? Non cantare vittoria.
Infatti il treno si ferma a venti alle 18 sullo scambio poco prima di Calolzio. Alle 18.23 siamo ancora qui, la gente vuole scendere, ci sono 40 gradi, il capotreno è tornato ieri dalle ferie e poverino cerca di risolvere la situazione tenendo calme le persone. Qualcuno vuole chiamare i carabinieri. Io sto tranquilla, perché fa caldo ma ho un pochino di acqua. Un cane di razza è quasi al collasso e la sua proprietaria vuole scendere. Un ragazzo si mette a torso nudo. Altri inveiscono contro Trenord.
Il convertitore statico è collassato, per chi vuole entrare nel tecnico e ha il gusto del dettaglio.

Il seguito, se ci sarà…

La missiva promette di non concludersi qui. “Dopo vi mando il resto, se e quando arrivo a Lecco – scrive la nostra lettrice –  Intanto vi mando una foto emblematica.
Un utente sta chiamando le forze dell’ordine”.

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Ore 19.34: ecco la II parte dell’odissea

Sono le 18.33: D.A. è al telefono con il 112 per lanciare l’allarme. Chiede l’intervento alle forze dell’ordine. Dal 112 dicono che chiamano Trenord a Milano. E intanto sono le 18.40 e siamo ancora sullo scambio prima di Calolzio.
Io sudo anche se sono praticamente immobile (fatta eccezione per le dita con cui digito sul cellulare per scrivere questo articolo) e cerco di non muovermi troppo. Non bevo: ho poca acqua e la tengo qualora qualcuno stia veramente male.
Alle 18.45 arriva la locomotiva che ci deve tirar fuori al traino da questo inferno di caldo.
Finalmente alle 18.50 partiamo. Sosta a Calolzio per far scendere una parte dei viaggiatori e poi via alla volta di Lecco?
Ma quando mai! Sosta a Calolzio, intrattenuti dall’altoparlante che annuncia ritardi e cancellazioni a raffica anche su Milano.
Perché non scendo e non mi faccio venire a prendere a Calolzio? Perché voglio vedere come va a finire e sino a che punto possiamo arrivare in questo delirio. E poi non posso abbandonarvi proprio sul più bello.
Infatti alle 19.02 ci chiedono di scendere e di passare al binario 3. Peccato che le porte siano bloccate. Ma per fortuna arriva il capotreno a liberarci. Saliamo sul primo treno in arrivo per Lecco che naturalmente è pieno ma, soprattutto, non riparte subito, probabilmente perché in attesa di coincidenza da un non meglio identificabile altrove (sempre che circoli ancora qualche treno). Il cane è ancora vivo ma ansima in modo evidente. Paradossalmente va peggio di prima perché adesso siamo in piedi e tutti stipati. Quindi mi sposto tra uno scompartimento e l’altro e mi siedo per terra, come ai tempi dell’università (più o meno 30 anni fa).
19.12: eppur si muove. Ma si ferma per una sosta fugace a Vercurago.
A Lecco arrivo solo alle 19.23.
Ricapitolando sono uscita di casa alle 6.45 e grazie a Trenord sono entrata in casa attorno alle 19.30.
Considerato che abito a 7 minuti a piedi dalla stazione… non male! E la giornata era partita con un treno cancellato per manutenzione impianto di condizionamento.
Che dire? Ritenta e sarai più fortunata. Lunedì è un altro giorno (speriamo non di passione).

Penultimo pensiero della giornata: complimenti al capotreno che ormai si sarà scordato il beneficio delle vacanze ma che ha tenuto i nervi saldi, sopportato i viaggiatori con garbo e si è prodigato in ogni modo. Andrà in pensione a fine anno: speriamo almeno in un encomio da parte di Trenord.
Ultimo pensiero della giornata: Olimpiadi 2026. Com’era? Speriamo che io me la cavo!

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