Peter e Gabriele Hudorovich, rispettivamente 42 e 28 anni e Gabriele Arnesto, che di anni ne ha 25: sono loro i nomadi di origine sinti, residenti a Calusco d’Adda,  che ieri sono finiti in carcere con l’accusa di aver sequestrato un 60enne residente a Verderio.

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L’incredibile vicenda sarebbe il “frutto” di una ritorsione che i tre averebbero messo in atto nei confronti  del  figlio 25enne del rapito, un giovane che sembra avesse legami coi nomadi. “Giri” di carte di credito, attività di prestanome, soldi spartiti da un conto intestato al 25enne ma di fatto in uso al “clan” caluschese. Così i tre avrebbero deciso di farla pagare al 25enne rapendo il padre.   A lanciare l’allarme però non sarebbe stato il 25enne, bensì il fratello di dieci anni più anziano residente a Ronco Briantino. L’uomo infatti ha raccontato ai Carabinieri che tre sconosciuti avevano costretto il padre a salire su una Mercedes Classe A per poi dileguarsi.

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Le indagini

Le indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Merate e del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Lecco supportati dalle pattuglie delle Stazioni Carabinieri delle Province di Lecco e Bergamo, hanno consentito,  nel giro di poche ore, di inquadrare il contesto nell’ambito del quale era maturato il rapimento  con l’implicazione, effettivamente, di alcuni soggetti nomadi stanziali della vicina provincia di Bergamo e di  individuare il covo, o per meglio dire  l’abitazione di Calusco di   PeterHudorovich, dove il 60enne era tenuto prigioniero.

La liberazione

La zona è stata quindi “cinturata”  dai militari che hanno fatto irruzione,  hanno liberato il 60enne e hanno fatto scattare le manette intorno ai polsi dei tre nomadi. Non solo ma hanno anche recuperato 5000 euro di proprietà del figlio del rapito. Al momento i tre si trovano in carcere a Bergamo a disposizione dell’autorità giudiziaria.