Ennesimo capitolo della vicenda Rimborsi pazzi in Regione Lombardia. E’ arrivata infatti la sentenza di secondo grado emessa dalla Corte d’Appello di Milano per alcuni degli ex consiglieri regionali che avevano subito una prima condanna due anni fa. Tra questi l’ex consigliere dem lecchese Carlo Spreafico.

Rimborsi pazzi in Regione

La vicenda riguarda la maxi inchiesta sulle spese pazze effettuate da alcuni consiglieri della Regione Lombardia. Consiglieri accusati di fatto di aver presentato richieste di rimborso illecite per un totale che superava i 3 milioni di euro. Più di 50 i politici che erano finiti sotto la lente dei magistrati. Tra questi il dem Carlo Spreafico. L’ex numero uno della Cisl lecchese accusato di peculato, nell’aprile del 2005 aveva deciso di non affrontare un pubblico dibattimento. Aveva scelto di avvalersi della possibilità di accedere al rito abbreviato. Soluzione processuale che, in caso di condanna garantisce lo sconto di un terzo della pena. Il politico civatese di fatto era stato condannato a due anni di reclusione, con pena sospesa. Ora la Corte d’Appello ha riconfigurato il reato. Non si parla più di peculato bensì  indebita percezione di erogazioni.

Indebita percezione di erogazioni:pena più lieve

Di fatto la posizione di Carlo Spreafico ora si alleggerisce. La pena passa da 2 anni a 8 mesi. Sarà necessario attendere le motivazioni della sentenza per capire cosa abbia spinto i giudici a riconfigurare il reato. Quel che è certo è che la prescrizione, per Spreafico si riduce dai precedenti 15 anni, agli attuali 7.

 

Di cosa era accusato Sprefico

La lista delle contestazioni mosse al politico lecchese era molto lunga. Quadri di Trojani, una fotocamera ma anche viaggi in mezza Italia, una «barca» di libri e di ricariche telefoniche, un BlackBerry, l’affitto di un posto auto a Lecco, fino a un ombrello, ai panini, birre, gelati, caffè. E anche la tessera dell’ordine dei Giornalisti. Il tutto (il totale contestato era di 33.997,51 euro)  inserito nei rimborsi tra il 2008 e il 2012. Quella di Spreafico per altro era passata alla storia come la vicenda della Nutella. Il consigliere era accusato infatti di essersi fatto rimborsare un vasetto della famosa crema. In realtà, intervistato dal Giornale di Lecco aveva dichiarato: “Non è andata così. Devo ancora verificare ma a mio modo di vedere si tratta di uno scontrino emesso in un bar, dove la persona che era con me ha preso una piadina alla Nutella. Non ho comprato barattoli di Nutella, non mi piace».

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 L’addio alla Regione

Spreafico poi aveva deciso di dare addio al Pirellone.  Dopo due legislature in Regione, l’ultima delle quali conclusa anzitempo per gli scandali che hanno travolto la Giunta Formigoni, aveva  deciso di non scendere in campo alle ultime elezioni. Al Giornale di Lecco aveva però detto che la scelta non era stata dettata dall’inchiesta sui rimborsi. «Non ho mai rubato e ho sempre cercato di comportarmi correttamente. La mia decisione non è dettata dal fatto che temo ci sia anche il mio nome tra quelli indagati dai magistrati milanesi».