Giuseppe Rocchi, responsabile del Soccorso Alpino lecchese, non era solo il “superiore” di Giarletta. Era un amico, una guida, un porto sicuro. Un punto di riferimento. Un uomo a cui affidarsi e con cui condividere la più grande delle passioni, quella della montagna. E proprio  oggi, durante la cerimonia funebre che è stata celebrata nella Basilica di San Nicolò davanti a centinaia di occhi lucidi,  Rocchi  ha voluto ricordare il “suo” Charlie.

Il ricordo di Rocchi

“Vorrei raccontarvi quante belle giornate ho passato con l’amico Charlie, qualche bell’aneddoto. Eravamo molto affiatati. Io l’ho conosciuto bene soprattutto in questo ultimo anno. Lui  si stava preparando per la Patagonia e io, da pensionato, lo rincorrevo. Io l’ho visto entrare nel Soccorso Alpino da giovanissimo. Da allora non ha mai mancato una chiamata, ha scalato tutte le pareti, ha fatto grande il soccorso alpino”.

 

Un grande uomo, un uomo modesto

“Bravo. Preciso. Non è un caso che prima di Natale all’assemblea della Stazione Charlie era  stato votato come Vice capo stazione. Anche lì, con un umiltà ricordo che mi ha chiesto “Ma sei sicuro”. Sono certo che in un paio d’anni sarebbe diventato il capo. La sua forza era proprio l’umiltà. Non parlava mai per nulla. Anzi. Ricordo una sera durante una assemblea lui era stato tutto il tempo in silenzio “Basta parlare Charlie, lascia spazio anche agli altri”  gli avevo detto. E lui, ingenuamente, mi aveva risposto: “Ma io non parlo mai…”

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Una affetto incredibile, un dolore troppo grande

“Si era affezionato a me, e io a lui. Era una persona incredibile. Io lo prendevo in giro. Gli dicevo che era ora di smettere di andare in giro. Avevamo in programma una serie infinita di festeggiamenti per celebrare la sua impresa sul Cerro Torre. Invece niente. Siamo qui. Dopo la perdita di Charlie e di Ezio, che conoscevo da una vita,  io non ho davvero più voglia di fare niente. E’ stata una mazzata troppo grossa. Non li dimenticherò mai.”

 

 

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