La professoressa Maria Graziella Megna è a processo per falso in atto pubblico

I difensori hanno chiesto l’assoluzione per la professoressa

Otto mesi e dieci giorni di reclusione per aver cambiato i voti ad una studentessa. Questo è quanto ha chiesto lunedì scorso, in tribunale a Lecco, il pubblico ministero Silvia Zannini per Maria Graziella Megna, insegnate di Filosofia, Scienze umane e Lettere all’istituto Bertacchi. Una richiesta alla quale si è associato l’avvocato della parte civile, Monica Gambirasio che ha anche domandato al giudice monocratico, Salvatore Catalano di quantificare i danni morali patiti dalla ragazza che rischiò di trovarsi con un debito immeritato a settembre.

Gli avvocati della difesa

Dal canto loro gli avvocati della difesa, Marco Fusari ed Ezio Guerinoni hanno invocato l’assoluzione perché «il fatto non è previsto dalla legge come reato» (in subordine il minimo della pena). E ancora. «Il falso in atto pubblico non sussiste in quanto il registro di classe è solo uno strumento nelle mani del docente». Inoltre, sempre in base a quanto affermato dal collegio difensivo «non c’è stata alcuna violazione della legge ma semmai un problema disciplinare».

La denuncia era arrivata dalla mamma di una studentessa

Maria Graziella Megna era stata denunciata dalla madre di una sua studentessa che aveva controllato i voti notando la discrepanza. La donna aveva detto al giudice: «Sapevo che in passato la professoressa aveva cambiato i voti a degli studenti, ma i genitori non avevano potuto dimostrarlo, così io li stampavo periodicamente».

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Il racconto della ragazza

Dal canto suo la studentessa aveva raccontato al giudice: «Era il giugno 2015 e frequentavo il terzo anno. Con la professoressa Megna noi studenti avevamo avuto dei dissidi perché restituiva le verifiche con grande ritardo e capitava che sospendesse le lezioni per rispondere al cellulare. Io e una mia compagna eravamo rappresentanti di classe e la docente ci sottopose il programma da firmare, ma notammo che erano elencati degli argomenti mai trattati, quindi ci rifiutammo di sottoscriverlo».

La prof uscì dall’aula

Alterata, la professoressa uscì dalla classe, ma «poco dopo una compagna si sentì male. Così io e l’altra rappresentante di classe andammo a cercarla. La trovammo in sala docenti e fu a quel punto che disse di avermi cambiato il voto di una verifica. Mise il programma da firmare da una parte e posò accanto la verifica». Sul registro elettronico Francesca trovò un 4,5 diventato 4 e un 7 sceso a 6. Una deposizione confermata anche dall’altra rappresentante di classe: «Ci minacciò, dicendo che ci avrebbe denunciate, in seguito abbiamo saputo che il programma era stato comunque consegnato».
Al termine delle arringhe il giudice Catalano ha aggiornato il processo al 6 febbraio.