Sabrina Di Biase non è la sola  ad essere stata marchiata con una ignobile scritta. Due anni fa era accaduto ad un suo collega, la cui  denuncia è stata ancora più tragica. Segno che l’omofobia in ospedale, al Manzoni di Lecco, è stata sperimentata anche in passato, almeno sulla pelle di un giovane infermiere che oggi non c’è più.

Omofobia in ospedale: Sabrina non è l’unica vittima. Stefano è morto

La  vicenda di Sabrina Di Biase, 34 anni madre di 4 figli e prossima alle nozze con la propria compagna, che ha trovato sul suo armadietto la scritta “Fuori di qua lesbica”
 ha di fatto squarciato un muro di silenzi. Quando Sabrina dipendente dell’ospedale Manzoni, è entrata nella Redazione del Giornale di Lecco per raccontare la sua storia, su un punto è stata chiara: «Non lo faccio solo per me, lo faccio anche per un collega che ha subito le stesse vessazioni. E adesso non c’è più». Sì, perché quella scritta omofoba sull’armadietto di Sabrina – «Fuori di qua lesbica» – era già apparsa, in termini diversi, sull’anta di un altro stipo: quella di Stefano Buttitta, infermiere della Chirurgia.

Stefano, per la sua famiglia, ha voluto lasciare un messaggio con il suo ultimo gesto

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Un uomo gentile, sensibile, capace di una grande empatia con i pazienti. Un infermiere professionalmente preparato. Tutte doti che agli occhi di qualcuno erano irrilevanti, perché Stefano era gay. E sul suo armadietto si era ritrovato la frase: «Frocio di m….». Stefano non è più qui per raccontare la sua storia, perché in una fredda mattina di dicembre  del 2017 ha deciso di farla finita gettandosi dal terrazzo del reparto di Chirurgia dell’ospedale Manzoni. Per i suoi famigliari ha voluto lasciare un messaggio chiaro: di omofobia si muore. Ne è sicura sua madre, Giuseppina Palumbo.
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Il direttore Generale dell’Asst di Lecco

Intanto, mentre l’Asst di Lecco ha istituito una Commissione con cinque persone per far luce sul caso di Sabrina, il dg Paolo Favini assicura di non aver “ricevuto alcuna segnalazione di situazioni di pesante disagio come quelle denunciate dalla signora Di Biase”.

Le reazioni alla vicenda dell’omofobia in ospedale

Massimo Coppia della Uil annuncia che il sindacato ha dato mandato ai propri legali non solo per perseguire gli autori della scritta ma anche coloro che hanno apostrofato la lavoratrice con frasi omofobe. «Saranno denunciati per mobbing e per stalking» annuncia Coppia

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