Ecco l’ultima intervista rilasciata al Giornale di Lecco da Frate Claudio nel 2010 quando la giornalista Noemi d’Angelo andò in Toscana a trovare il religioso poco prima del suo “ritorno sulle scene” avvenuto durante un grande concerto a Valmadrera. Ve la riproponiamo integralmente.

L’ultima intervista a Frate Claudio

Quando arriviamo all’eremo della Beata Vergine del Soccorso, fra Claudio Canali ci accoglie con in mano dei pennelli con cui stava dipingendo di azzurro un tabernacolo in legno. Occhi vispi e frizzanti, da cui traspare tanta serenità e la voglia di raccontarsi senza nascondere un passato che è quanto di più lontano dalla vita monastica si possa immaginare. Qui, tra le mura rustiche e quasi spoglie dell’eremo di Minucciano, l’ex vocalist e leader dei Biglietto per l’inferno, gruppo rock prog di spicco agli inizi degli anni 70, ha trovato la serenità che cercava da tempo. Lui semplifica tutto e dice che ha solo trovato il Signore. E che, sotto sotto, a ben guardare, leggendo i testi delle sue canzoni, scritte quando aveva appena 20 anni, si capiva già che la strada era quella.

Una conversione quasi annunciata

Ma, se è vero che a posteriori i versi di Ansia («Un amico ha parlato di preti, mai visti! Chi sono? Che fanno? Ciarlatani, mercanti o profeti ma tolgano questo mio affanno») o di Confessione («Ascoltamifrate e dimmi se questo lo chiami peccato o un nobile gesto») appaiono come tracce di una conversione quasi annunciata, è altrettanto fuori discussione che. a metà anni Ottanta il biglietto per l’inferno era praticamente staccato. Complice un viaggio in India disastroso e una ricerca di sè che non sembrava portare da nessuna parte. A un passo dal fine corsa, Claudio è arrivato in questo posto sperduto tra Garfagnana e Lunigiana.

Valmadrera

Indossava un paio di jeans sotto e sopra una casacca arancione da Hare Krishna. L’indirizzo l’aveva avuto dalla signora Franca, custode del santuario di San Martino a Valmadrera, che un giorno se l’era visto arrivare vestito tutto di arancione in cerca di un prete che lo confessasse. Alla signora Franca era bastato poco per capire che quel «bagai» mezzo matto, ma buono doveva essere indirizzato da fra Mario Rusconi, a sua volta valmadrerese di via Preguda con la passione per il giardinaggio e la terra e una vocazione eremitica coltivata facendo rinascere un santuario destinato alla rovina. «Frequentavo ancora una comunità di Hare Krishna quando ho deciso di bussare alla porta di questo eremo. Ho saputo dopo che quando mi hanno visto arrivare, vestito com’ero, il papà di fra Mario gli aveva detto di non darmi retta».

Ma una frase magica è risuonata nell’aria e, come un passepartout, ha aperto il cuore del priore: «Sono di Valmadrera». Il che voleva dire che alla pecora nera bisognava dare l’occasione di rimettersi in gioco.Claudio trascorre due anni andando tutti i giorni, rosario in mano, al santuario di San Martino, dopodiché viene accettato a Minucciano. Dopo 9 anni di noviziato può indossare la veste di frate e viene consacrato niente meno che da monsignor Citterio.

La vita monastica

E dire che la vita quaggiù non è affatto comoda. Sveglia intorno alle 3, preghiere mattutine alle 4, a cui seguono la meditazione in cella e la messa. Solo alle 8 ci si può concedere un ristoro con la colazione. Dopodiché si inizia a lavorare fino alla pausa di mezzogiorno per il pranzo. Identico copione per il pomeriggio, fino alle 20 nel più elementare rispetto della regola benedettina dell’Ora et labora. Niente tv, niente confort, 120 giorni di quaresima all’anno in cui sono banditi carne e derivati del latte, una stufa della nonna e diverse paia di calzettoni pesanti con cui ripararsi dal freddo pungente di gennaio.

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Eppure, tra le pieghe di questa austerità e di una realtà ben lontana dal glamour e dalla mondanità, appaiono un piccolo stereo, ritagli di giornali, riviste. Segni concreti di contatti con il mondo che i tre frati (ai due valmadreresi si aggiunge fra Lorenzo, anche lui con una storia di conversione alle spalle) sono riusciti a tenere in questi anni.

Frate Claudio… quello delle canzoni

Del resto, se lungo la strada chiedi informazioni per l’eremo, la risposta, a Pieve Santo Stefano o a Favizzano, è sempre la stessa: «Dovete andare dai fratini? Andate, andate, sono tanto cari». La gente ci va. Per la messa, per partecipare ai ritiri spirituali, per pregare o solo per meditare. E poi ci sono i curiosi, quelli che, come noi, finché non vedono non credono che Claudio Canali, quello che, nelle canzoni, faceva confessare i frati solo per scherzo e che sul palco indossava un completo Principe di Galles che era stato di suo nonno con un fiore di plastica all’occhiello, possa ora stare, perfettamente a suo agio, con il saio. La sua conversione (ironia della sorte siamo andati a trovarlo proprio il 25 gennaio, giorno della ben più nota conversione di San Paolo apostolo) stupisce, incanta, interroga. A molti sembra una privazione e una rinuncia a un talento artistico, coltivato da autodidatta prima nella banda di Molteno suonando il bombardino e poi nei Biglietto.

“Ho cantato le lodi del Signore componendo un gregoriano moderno”

Come a voler rispondere a una domanda inespressa, fra Claudio tira fuori un cd intitolato l’Inno dell’oblato («Ho cantato le lodi del Signore componendo un gregoriano moderno») e diversi manufatti in legno. Parla di un’autobiografia già pronta e scherza dicendo che gliela pubblicheranno solo quando sarà morto. Dimostra che ora la sua creatività è al servizio di qualcosa di più grande.

Il concerto

Anche sabato, a Valmadrera, risponderà alle domande dell’intervista perché spera di poter portare una testimonianza ai giovani. Non vuole salire sul palco in versione rock. Oggi si accontenta di dare consigli ai tanti giovani che arrivano a Minucciano per fargli ascoltare i cd e per lamentarsi delle pressioni delle case discografiche che spesso al talento antepongono la vendibilità del prodotto. Al massimo si confronta con fra Cesare, alias fra Metallo, che l’aveva contattato per chiedergli di poter trascrivere «Confessione» in versione metal. «Sono un frate che prima cantava nei Biglietto. Il cantante non deve prendere il sopravvento sul monaco. Certo, la creazione artistica dà gioia, ma prima non mi sentivo mai completo. Qui ho trovato quello che dovevo essere liberandomi da quello che semplicemente avrei voluto essere».