(Foto pubblicata su fb dal Forum Salute Mentale Lecco)

Ha insegnato ad amare il teatro a intere generazioni di lecchesi. Di gioco in gioco, di magia in magia, di rappresentazione in rappresentazione, passando per scuole di ogni ordine e grado ha fatto vivere momenti di immensa gioia a tantissimi giovani che grazie a lui si sono avvicinati alla nobile arte. Domenico Salvadore, 63 anni,  per tutti Meco è morto dopo aver lottato contro quel male che lo ha strappato dalle braccia della moglie Anna e dei figli. Ma a piangerlo sono i tanti, tantissimi lecchesi, giovani e meno giovani, che hanno avuto la fortuna di ammirare la scintilla che sprizzava dai sui occhi ogni qual volta saliva sul palco, o ci faceva salire qualcuno.

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Lecco piange Meco, ha insegnato ad amare il teatro a intere generazioni

Residente a Civate, Meco, come tutti semplicemente lo chiamavano è stato un vero  e proprio pilastro del mondo della scuola e del mondo culturale lecchese. “Unoteatro” “Terzo paradiso di Pistoletto”  lo hanno visto protagonista. Non solo ma è stato tra i  fondatori di “Teatro invito”. Per anni, come detto, si è diviso tra il palcoscenico, la  strada, la scuola, ma anche l’ospedale, dove ha portato la sua arte per donare un sorriso in particolare ai bimbi ammalati con la rassegna  “Teatro con bambini ospedalizzati” promossa da Unotetaro. “Ciao, amico, compagno, artista, ti ricorderemo sempre” ha scritto in rete Lionello Colombo per tributare un ultimo commosso omaggio a Meco. E con lui sono tante, tantissime le testimonianze di affetto e stima che si sono moltiplicare nelle ultime ore.

L’omaggio del consigliere Filippo Boscagli

“Conosciuto tempo fa al Teatro Invito e rivisto dopo anni in una delle visite alla scuola dell’ospedale che tanto amava.
Grande promotore di progetti teatrali per i giovani degenti (bambini e ragazzi ricoverati in pediatria) che frequentava anche di passaggio, come il giorno in cui ci siamo rivisti. Quei 10 m quadrati che sono la nostra scuola ospedaliera e della quale abbiamo a lungo parlato, nella speranza di poter migliorare anche la struttura di un luogo in cui portava sollievo.
Con Meco se ne va una delle più belle e creative espressioni del cuore lecchese di questi anni”.

Il ricordo del Forum Salute Mentale Lecco

Ciao Meco
Meco, per noi del Forum Salute Mentale è l’amico che volteggia sui trampoli, leggero tra uomini, donne e bambini, al seguito festante di Marco Cavallo, il mitico Cavallo Azzurro del manicomio liberato di Trieste, simbolo di ogni liberazione umana, mentre avanza trainato per le vie di Lecco.
Ce lo siamo trovati accanto, subito disponibile come sempre, a progettare con mille idee e trovate creative, la visita del Cavallo in città nel maggio 2016, in arrivo da Trieste sospinto dalla bora.
L’allegro corteo guidato da Meco, clown altissimo e chiassoso, che invitava tutti ad unirsi alla festa, e tutti trascinava, dal ricevimento al palazzo comunale si era recato poi in visita ai tanti luoghi simbolo: il Centro Psico Sociale, il Carcere… Straordinaria la passione e l’inventiva di Meco, a organizzare la tappa all’Ospedale, coinvolgendo anche i bambini ricoverati in pediatria.
Meco, amico caro, possa tu ora continuare a volare leggero sui tuoi trampoli, in un cielo abitato da bambini, donne, uomini e matti, liberi come gabbiani!

Il regista Michele Casadio, suo affezionato allievo

“Meco, maestro di maschera, stupiva senza pari. Oggi si chiude un sipario in lutto, quello che Meco aveva aperto nei nostri cuori anni fa. Ha insegnato la bellezza del teatro a partire dal respirare l’odore del palcoscenico, fino al piangere di felicità. Insegnava che il teatro è vero solo se ti esce dalle mani, se ti possiede, se lo senti dentro che pulsa e ti possiede. Oggi capisco. Capisco che molti di noi, teatranti lecchesi nati da lui, siamo uomini e donne di scena con la responsabilità grande di portare i suoi insegnamenti dentro di noi e agli altri.

 

Ha insegnato alla società lecchese e della Brianza, e nelle scuole dove ha brillantemente operato, ma non solo, la ricetta più importante per far amare l’arte del teatro, ossia farne innamorare i bambini. Poeta, didatta, maschera di follia e di amore, Arlecchino di Lecco, servitore allegro della gente assetata di bellezza. Ecco chi ci lascia, in un vuoto che stride e fa stringere i denti, in un silenzio da teatro dell’assurdo, dove tutto può essere. E’ impossibile dimenticare la sua indelebile verve, con quella camicia fuori dai pantaloni, le scarpe di tela basse, i suoi capelli grigi che giocavano col vento, il suo volto capace di cambiare espressione nel giro di un secondo. E poi le avventure che creava dal nulla, le scene su palchi improvvisati, i trampoli e le mille magie nascoste nel cassone del suo Ford Transit. Meco sarà con noi, e lo vogliamo dire con grande convinzione, anche alla sua meravigliosa famiglia, ogni volta che nella nostra vita apriremo il sipario”.