790 i controlli effettuati su altrettante imprese nel corso del 2018 dall’Ispettorato territoriale del lavoro di Lecco e Como. Nel 77% dei casi sono state rilevate irregolarità. Il bilancio dell’attività nell’anno trascorso è stato presentato ieri, giovedì 8 febbraio, nella sede dell’Ispettorato di via Balicco. “Abbiamo ormai imparato dove si annida il lavoro nero, difficilmente nelle grandi aziende strutturate. Più facile scovare illeciti sostanziali dove l’impiego di manodopera ha picchi stagionali come nel settore della ristorazione” ha spiegato Alberto Gardina, capo dell’Itl di Como Lecco.

Lavoro nero: recuperati 2.8 milioni di euro

L’anno scorso il maltolto recuperato è stato di 2.8 milioni di euro. «Certamente per gli organi di Stato deputati al controllo è fondamentale la collaborazione dei cittadini, siano essi lavoratori ed imprenditori, e delle loro associazioni, sindacali e datoriali – ha rimarcato il direttore – In questo senso abbiamo registrato un miglioramento, ma le segnalazioni ricevute sono ancora troppo poche». Soltanto 76 quelle giunte all’Itl l’anno scorso.

I settori

Mariella Stabile, funzionario ispettivo, ha illustrato i dati. Il settore più controllato (il 16% delle 790 ispezioni eseguite) è  stato quello manifatturiero, in linea con la vocazione metalmeccanica lecchese. Seguono l’edilizio (11%) e il trasporto/magazzinaggio (10%). I settori con più alto tasso di irregolarità riscontrato sono curiosamente quelli inerenti l’attività di gestione dei rifiuti e dei servizi di informazione e comunicazione. Per quanto riguarda le attività sospese perché gli ispettori avevano riscontrato una presenza di lavoratori in nero superiore al 20% del personale complessivamente impiegato, la «maglia nera» va ai pubblici esercizi (17).

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A 31 delle 33 imprese sanzionate la sospensione è stata revocata sulla scorta della regolarizzazione degli stessi lavoratori (e il pagamento di multe complessivamente pari a 60mila euro). Tra sanzioni amministrative e penali l’introito è stato ben più alto: 540mila euro , di cui 189mila pagati da imprese delle ristorazione.