Una folla. Difficile definire diversamente l’enorme quantità di gente che oggi  pomeriggio ha partecipato alla cerimonia funebre per Giovanni Giarletta, il vice capo delegazione del Soccorso Alpino lecchese morto venerdì in Grignetta. Una valanga ha strappato lui ed Ezio Artusi dalle braccia dei suo cari, dei familiari, di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di percorrere con lui un pezzo di strada. Mentre in chiesa gli occhi di tutti erano rivolti alla bara di Charlie, in cielo roteavano le pale dell’elicottero del Soccorso Alpino, per un ultimo inchino al giovane e amato soccorritore.  In un silenzio, spezzato solo dai singhiozzi, centinaia di persone assiepate nella basilica di San Nicolò di Lecco hanno ascoltato le parole del prevosto, monsignor Franco Cecchin.

 

L’omelia di don Cecchin

“Di fronte ad una tragedia come questa c’è solo il silenzio. La vostra presenza, la presenza anche delle autorità e di tutta la città di Lecco è un grande segno” ha esordito il prevosto dal pulpito. E poi, rivolgendosi alla famiglia, al nonno, al papà, al fratello ha rivissuto con loro la perdita del proprio fratello. “Mi sento coinvolto in prima persona perchè tanti anni fa ho vissuto una tragedia di questo genere. Ho perso mio fratello maggiore in un incidente stradale. Andava a trovare la fidanzata. Io sono stato bloccato nel dramma”.

Le domande al Signore

“E ci si chiede. Signore, dove eri?” ha proseguito monsignor Cecchin. “Molti di quelli che dormono nella polvere si risveglieranno. Coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come stelle nel cielo. In questo momento abbiamo bisogno di profezia. Che non vuol dire prevedere il futuro, ma leggere la storia umana che è fatta di contraddizioni, di imprevisti”.

 

“Il tuo pensiero era sempre per gli altri”

Il sacerdote ha poi parlato con lui, con Giovanni. “Caro Charlie, eri appena tornato dalla scalata del Cerro Torre. Forse come ogni giovane di oggi avevi delle riserve nei confronti della Chiesa ma soprattutto di Dio. In questo momento abbiamo un magone grosso. Il figlio di Dio ci fa vedere la vita eterna là dove l’esperienza parla di non vita. Di tragedia. Là dove viene stroncata la vita di una persona nel momento più bello. Tu Charlie eri una persona molto disponibile. Non hai mai detto una parola in più. Il primo pensiero era sempre per gli altri. La ragione della tua vita la montagna. Aiutare gli altri. Si criticano tanto i giovani di oggi, ma ci sono giovani come te…”

Il dolore e l’esempio di Giovanni

“Quando l’ho saputo ho pianto. Anche nel momento del Carnevale ho pregato tanto per voi, perchè non ci poteva essere momento di festa senza il pensiero per te ed Ezio (il cui funerale è stato celebrato ieri, domenica). Tu Giovanni sei come un Dio, perchè tu lo hai riconosciuto non con le belle parole, con i discorsi, ma con l’amore vero verso gli altri. Dì a ciascuno di noi come possiamo continuare la tua opera, portandola avanti, sempre più in alto. Giovanni, Lecco e non solo hanno bisogno di persone come te”.

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