Una operatrice socio sanitaria  considerata da tutti una missionaria benefattrice e un religioso di Lourdes di origine congolese. Due insospettabili. Eppure il 7 maggio, Marisa Serra, 60 anni di Monticello, e Padre Roland Nene Kevuya, 44 anni, saranno a processo per truffa aggravata.

Le accuse

Già rinviati a giudizio, sono entrambi accusati di aver raggirato un imprenditore monzese di 92 anni e di avergli sottratto centinaia di migliaia di euro. Come riporta giornaledimonza.it Alla conclusione delle indagini, condotte dal pubblico ministero Paolo Del Grosso assieme alla Guardia di Finanza, è stato chiesto di procedere contro i due in concorso per truffa aggravata perché – si legge – «in esecuzione del medesimo disegno criminoso mediante artifici e raggiri consistiti nel convincere la vittima che Marisa Serra avesse regolari visioni e colloqui con la Beata Vergine, lo inducevano in errore in ordine alla destinazione delle somme da questi donate a titolo di beneficenza, convincendolo a devolvere consistenti importi al fine di realizzare progetti umanitari in Congo della cui effettiva contribuzione non fornivano alcuna prova documentale, procurandosi l’ingiusto profitto con conseguente danno per la vittima».

La vicenda

Soldi che l’uomo, oggi 92enne, ha elargito per mesi da ottobre del 2012, prima ancora che la Serra (che lavora all’ospedale cittadino) creasse una onlus, la «Nostra signora del Buon Consiglio – Il buon Samaritano». Bonifici dai 10mila ai 25mila euro che finivano immediatamente nelle tasche della Serra e di Padre Roland, che dopo essere stato cappellano del santuario di Lourdes, ora è sacerdote missionario in Francia. I primi 110mila euro accertati di cui si fa menzione anche nel decreto di citazione a giudizio dei due imputati, erano stati subito monetizzati in quanto, in concomitanza con ciascun accredito, gli uomini delle Fiamme gialle hanno riscontrato ripetuti prelievi in contanti per un importo di 86.090 euro.
Successivamente, nel luglio del 2013, l’imprenditore monzese aveva effettuato altri due bonifici sul conto corrente francese di Padre Roland e anche questi 100mila euro erano stati nuovamente prelevati in contanti.

Tutto in contanti

Ma dove finivano tutti questi denari? «Contestualmente a tali elargizioni – riscontrano gli inquirenti – risultavano beneficiari di continui trasferimenti di denaro via MoneyGram, effettuati da entrambi gli imputati per un totale di 32.550 euro, ora persone fisiche aventi legami di parentela o fiducia con Nene Roland (nonché lo stesso fratello e il padre)». Solo in due occasioni, invece, il 19 novembre e dicembre 2013, almeno 65mila euro sono stati effettivamente destinati a un ente di beneficenza. «Il conto – secondo la Polizia Giudiziaria – non è movimentato in uscita secondo i principi di beneficenza in quanto a differenza di altri conti analizzati che risultano in massima parte movimentati tramite bonifici o modalità tracciabili per effettivi motivi di solidarietà, questi appaiono caratterizzati dalla precisa volontà di monetizzare le somme in entrata e di prelevare in contanti gli importi elargiti da numerosi donatori privati. E questo ha l’evidente scopo di poterne disporre indiscriminatamente per libero godimento altrimenti non si comprende perché le somme delle donazioni debbano essere prelevate in contanti». La difesa  ha presentato una memoria in cui riepiloga gli acquisti di materiale destinato alle missioni in Congo. Fondi utilizzati per costruire una struttura ospedaliera, una chiesa, altre opere, delle quali hanno allegato le foto, e per il sostegno degli studenti. Soldi portati all’estero in buona parte in contanti e per i quali in qualche occasione sono state purtroppo smarrite le ricevute.

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La testimonianza

«Diceva a nostro padre che incontrava la Madonna regolarmente ed era lei a chiedergli di dargli il denaro e lui, che è sempre stato suggestionabile e che aveva appena perso la moglie, per timore di andare all’inferno, elargiva denaro. Così lo hanno indotto a farsi dare quasi la totalità dei propri risparmi di una vita di lavoro». Hanno raccontato i figli dell’imprenditore monzese avvicinato dalla Serra dopo che la oss aveva assistito la moglie gravemente malata prima che morisse. «La Serra gli ha mostrato delle fotografie di lei in Congo oltre alla sua foto con il Papa, convincendolo che realmente le cifre fossero state destinate per la costruzione di un ospedale in Congo e che lei fosse una missionaria – ha continuato l’avvocato Roberto De Maio che segue i monzesi – Ma come facciamo a sapere quando siano state scattate e chi siano i soggetti? Non sono certo prove di opere benefiche. L’attività truffaldina è stata duplice: lo hanno convinto a versare migliaia di euro dicendo che erano per opere benefiche e il denaro non è finito interamente dove doveva andare ma in mano a soggetti che non si sa chi siano».