“Hai tenuto duro fino alla fine, fino quando hai potuto donare te stesso agli altri”. Amore e dolore e hanno trovato una sintesi un una parola: generosità. Si perchè la scelta dei genitori di Alex Crippa  di donare gli organi del figlio è stato l’atto d’amore più immenso che si possa immaginare. Un atto che la mamma del giovane ha “spiegato” oggi, al termine della cerimonia funebre celebrata sul campo dell’oratorio di Laorca.

“Hai tenuto duro fino alla fine fino quando hai potuto donare te stesso agli altri”

“Sei sempre stato il primo in tutto. Il primo dentino a 4 mesi e mezzo e a 10 mesi camminavi” ha detto mamma. “Anche questa volta sei stato il primo, hai voluto darci la possibilità di salutarti. In questi giorni c’è stato tanto amore. Perchè tu eri testardo, irrequieto ma anche tanto sensibile, educato, generoso. Tu con il tuo 33 volevi salvare il mondo. Per questo ho fatto quello che mi hai chiesto di fare. Ho donato tutto quello che potevo donare di te e tu hai voluto tenere duro fino alla fine fino quando hai potuto donare te stesso agli altri. Grazie al tuo amore ci saranno altre famiglie che avranno un futuro migliore”.

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Il ricordo degli amici

Anche gli amici hanno voluto tributare un commosso, sincero, toccante messaggio di addio ad Alex.

“Mi piace ricordarti così, come una brezza estiva che verrà sempre a trovarci. Mi è stato affidato il “compito” di mettere insieme tante parti di te che hai depositato in ciascuno di noi, che ognuno ha scelto di ricordare. “Stringiamo dentro gli occhi la tua stessa luce”. Devo dire che anche questa volta, se guardo in alto nel cielo, in questo momento c’è un solo che splende, un solo che hai portato sicuramente tu. Alex, se dovessimo trovare un modo per descriverti, molto probabilmente dovremmo inventarci una nuova parola sul dizionario perché sei tante cose diverse allo stesso tempo, un paradosso continuo: coraggio e fragilità, forza e debolezza, tanta bontà, maturità e incoscienza infantile allo stesso tempo. Ossimoro. Forse è la parola che ti rappresenta di più. Ma quella che resta senza il suo paradosso, e in tutta la sua purezza, è la bonta”.