Formigoni ai domiciliari: la Procura Generale non ci sta e ricorre in Cassazione.  Il ricorso è stato depositato ieri, mercoledì 31 luglio 2019, e ora toccherà ai giudici della Massima Corte decidere se il lecchese, ex presidente di Regione Lombardia, che lo scorso luglio è uscito dal carcere di Bollate dove si trovava da febbraio, potrà continuare a scontare la propria pena a casa dell’amico Walter Maffenini, docente di Statistica alla Bicocca

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La richiesta dell’avvocato  generale Nunzia Gatto è quella dell’annullamento  dell’ordinanza e del  per un nuovo esame al Tribunale di Sorveglianza. Lo stesso che ha concesso i domiciliari. La motivazione? Secondo la Procura Generale non ci sono  gli estremi giuridici previsti dall’ordinamento penitenziario per la “collaborazione impossibile” da parte dell’ex governatore della Lombardia condannato per corruzione nell’ambito del processo Maugeri-San Raffaele

Cosa significa?

L’art. 4 bis o.p., al comma 1 bis, dispone che i condannati per una serie di “delitti ostativi” non possono essere ammessi ai benefici penitenziari, a meno che essi non collaborino con la giustizia a norma dell’art. 58-ter.

I benefici – prosegue la norma – possono essere ugualmente concessi, nel caso in cui sussista l’ipotesi della c.d. collaborazione impossibile, fermo restando l’accertamento della insussistenza dell’attualità di legami con la criminalità organizzata.

L’accertamento dell’impossibilità di collaborare, quale condizione equipollente alla collaborazione positivamente prestata ai fini dell’accesso ai benefici penitenziari, è demandato al Tribunale di sorveglianza, chiamato a pronunciarsi su un’istanza di accesso ai benefici penitenziari proposta da un soggetto condannato per uno dei reati elencati all’art. 4 bis op.

Secondo la Procura il Celeste potrebbe collaborare

Secondo la Procura generale invece il Celeste potrebbe collaborare con la Giustizia. In particolare si farebbe riferimento al processo in corso a Cremona in cui Fomigoni è imputato per presunte tangenti in cambio di appalti nella sanità lombarda con altre persone tra cui l’ex consigliere regionale Massimo Guarischi.