Per la Russia che ha emesso un mandato di cattura internazionale, si tratterebbe di un estremista nazionalista  affiliato all’organizzazione Belaya Reka.  Ma il 26enne tratto in arresto venerdì scorso nel Meratese dalla Digos, si è opposto all’estradizione sostenendo di godere di asilo politico. A concederglielo sarebbe stata la Finlandia.

Ricercato un estremista di Belaya Reka

Un caso dai risvolti internazionali quello che ha impegnato la Questura di Lecco venerdì 4 ottobre. E’ pervenuta in quel giorno la segnalazione della presenza sul territorio della provincia lecchese di un cittadino russo, destinatario di un mandato di arresto internazionale emesso il 26 aprile 2018 dalla Corte distrettuale di Ufa, cittadina della provincia russa di Bashkortostan.

B.R. queste le iniziali del ricercato, classe 1993. Le autorità russe lo indicano come aderente ad una comunità estremista denominata Belaya Reka (Fiume Bianco). Il giovane sarebbe stato coinvolto nella diffusione di materiale documentale di carattere nazista, ma anche nell’organizzazione di aggressioni e assalti a persone di differente orientamento religioso e ideologico, ovvero di diversa origine nazionale.  In questa prospettiva il 26enne russo avrebbe istigato a violenza le persone che coinvolgeva nel suo proselitismo a favore di Belaya Reka.

Dimorava in un comunale del Meratese

I servizi investigativi immediatamente predisposti dalla Digos lecchese in breve tempo hanno consentito di individuare il luogo di dimora del ricercato: un comune del Meratese. Acquisiti anche i dati dell’autovettura, una Renault Clio con targa slovena, a bordo della quale il giovane russo si muoveva in compagnia di due connazionali, risultati però privi di precedenti e il possesso di un regolare passaporto.  Dopo le dovute verifiche e una serie di appostamenti  mirati, gli uomini della Digos, coadiuvati dalle Volanti, sono entrati in azione nella notte tra sabato e domenica. B.R. è dunque  stato condotto in Questura.

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Asilo politico dalla Finlandia

E negli uffici della Polizia che è stato accertato che l’uomo è in possesso di un documento di viaggio e di un permesso di soggiorno rilasciato dalle autorità finlandesi. Il che non gli ha risparmiato l’arresto, con trasferimento alla casa circondariale di Pescarenico.  Il giorno dopo, lunedì, i giudici della V Sezione Penale della Corte d’Appello di Milano, convalidata la misura restrittiva, hanno fissato l’udienza di identificazione. Nel corso della quale il russo ha rifiutato l’estradizione, dichiarando inoltre di godere di asilo politico, anche questo concessogli dalla Finlandia.

In carcere a Pescarenico

Alla Corte non è rimasto che rimandare l’uomo in carcere a Pescarenico in attesa dell’acquisizione della documentazione necessaria a capire come stanno le cose. Da un lato si tratta di ricevere il testo integrale del mandato di arresto internazionale, complete delle motivazioni addotte dall’autorità russa a sostegno dello stesso provvedimento. Dall’altro si tratta di documentare lo status di rifugiato politico contattando le autorità finlandesi.

Toccherà poi ai giudici decidere se estradare o meno il cittadino russo che, per i reati a lui ascritti, nella federazione russa rischia la reclusione per almeno sei anni.