In una mano il rosario e nell’altra la riproduzione a grandezza naturale di un feto di 12 settimane. Hanno manifestato così, giovedì mattina davanti al Mandic, «colpevole» di essere un ospedale abortista.

Contro l’aborto davanti all’ospedale di Merate con la riproduzione di un feto in mano

Vestiti di bianco e armati solo di volantini e cartelli con scritte in difesa della «vita innocente», i componenti dell’associazione «Ora et labora» di Besana Brianza sono approdati settimana scorsa in città per quello che, oltre a un presidio di protesta contro l’aborto e la legge 194, voleva essere una veglia di preghiera per il risveglio delle coscienze alla cultura della vita. «Vede questo? – domanda il presidente di Ora et Labora Giorgio Celsi, mostrando la riproduzione a grandezza naturale di un feto di 12 settimane – Non è un grumo di cellule, è un bambino. Se la gravidanza non è malattia, l’aborto non è una cura. Noi puntiamo a diffondere la cultura della vita».

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