Cinque anni senza Marco Butch Anghileri. Il corpo del noto alpinista venne avvistato sul ghiacciaio alla base del pilone Centrale del Freney domenica 16 marzo 2014. Il Butch, 41 anni, era caduto dopo aver completato la via Jori Bardill, sulla cresta che porta alla vetta del Monte Bianco. Stava per compiere la prima solitaria invernale della via sulla parete Sud del pilone Centrale del Freney al Monte Bianco (una via aperta tra il 10 e il 12 agosto del 1982 da Michel Piola, Pierre-Alain Steiner e Jori Bardill). Una tragedia che gettò nella disperazione più profonda tutta Lecco, una città che ancora oggi sente la mancanza del Butch.

Marco Butch Anghileri manca da cinque anni, il ricordo di Renato Frigerio dei Gamma

Precipitando, il 14 marzo 2014, nel corso di un drammatico tentativo in prima solitaria invernale al Monte Bianco, ci è stato tolto un amico che gli appassionati di alpinismo ricordano sempre con tristezza e dolore. Da quel giorno fatale sappiamo soltanto che sulla via Bardill, stava avanzando con la consueta ed essenziale preparazione fisica e psicologica, impegnato in arrampicata nel tratto terminale della “Chandelle”.Questo tracciato, aperto sulla parete Sud del Pilone Centrale del Frèney nel 1982 dalla cordata dello svizzero Michel Piola, è una grande via su granito, di concezione moderna e sportiva, con chiodatura a spit per garantire protezioni veloci e sicure. Una solitaria, e per di più d’inverno, sul Pilone Centrale del Freney, una grande parete in alta quota, fra la Cresta di Peutèrey e l’Innominata, rappresenta sempre un’impresa di valore superiore, cui ben pochi alpinisti possono permettersi di mirare.

Rimane vivo nei nostri cuori

Marco apparteneva di certo a questa ristretta categoria, serio com’era nella giusta misura, interpretando le cose con grande passione e competenza. E dai suoi gesti, dal suo modo di fare, emanava quella sicurezza che invogliava chiunque ad arrampicare con lui, a condividere con lui, serenamente, le emozioni, le fatiche e le tensioni di una salita in montagna. Era una gran bella persona: Marco, sapeva stimolare, per le sue indubbie capacità alpinistiche, ma ancora più per le sue qualità umane. È stato un alpinista che con le sue imprese ha dato onore a tutto l’ambiente alpinistico lecchese. Il gruppo alpinistico lecchese Gamma ha perso un grande amico, ma in questa tristissima ricorrenza non posso mancare di rinnovare ai familiari i segni della più commossa e sentita vicinanza. Personalmente, sono consapevole di ciò che lui mi ha fatto dono: ecco perché lui rimane sempre vivo almeno dentro di me.Il mio è un ricordo affettuoso, che rimane come un profondo e forte legame, che tengo stretto nel mio cuore.

L’omaggio del sindaco Brivio

“Con l’augurio di un futuro sempre all’altezza dei tuoi desideri”. Sono parole scritte da Marco Anghileri a mio figlio Luca nell’agosto 2011, come dedica del suo libro. Parole belle e sincere, scritte da un ragazzo, più grande e già di successo, a un altro ragazzo più giovane e con tante speranze.

Marco, ancora prima che essere un grande lecchese e un grande atleta insignito nel 2000 della benemerenza civica di S. Nicolo, era un caro amico. Ci eravamo visti l’ultima volta poche settimane prima e anche in quell’occasione c’era mio figlio: si erano dati appuntamento per un’escursione in montagna… Ci eravamo conosciuti quando ero in Provincia. Insieme abbiamo iniziato a lavorare per diffondere l’amore e la cultura della montagna e per far conoscere sempre di più l’arrampicata in tutte le sue forme. Marco non ha solo realizzato imprese clamorose che lo hanno fatto conoscere agli alpinisti e agli appassionati della montagna, ma era straordinario nel tramettere e comunicare la sua passione agli altri, soprattutto ai giovanissimi. Riusciva a conciliare l’alpinismo tradizionale con le nuove pratiche dell’arrampicata sportiva, che all’epoca del nostro primo incontro non erano conosciute e diffuse come poi in seguito e oggi; e se un certo movimento alpinistico è cresciuto, lo dobbiamo anche a lui.

“Da solo in inverno” è il titolo di un suo libro bellissimo ed era il suo modo di arrampicare, in solitaria e nelle condizioni più estreme. È con queste ascensioni realizzate su tutto l’arco alpino che ha costruito la sua fama e il suo successo. Ed è “da solo in inverno” che Marco se ne è andato, sul Bianco cinque anni fa, a caccia della più sensazionale delle sue imprese.

Lecco sarà sempre orgogliosa di Marco Anghileri

Ma quando tornava nella sua Lecco era tutt’altro che solitario: era un campione anche nel fare squadra, nel coinvolgere gli altri, nel divulgare e fare apprezzare anche agli altri ciò che lui amava di più. Avreste dovuto vederlo nelle scuole o nelle serate, mentre parlava ai bambini o con giovani e adulti. Paradossalmente siamo stati più vicini nel periodo in cui, a causa di un banale incidente in moto, era stato costretto a stare lontano dalle vette. Marco seppe trasformare quel problema in un’opportunità e ne approfittò per contribuire alla ideazione e creazione di un “sistema turistico” che traesse linfa dalla montagna. Ci credeva davvero in questa idea, al punto che aveva aperto un ristorante ai Piani Resinelli, il “2.184”, che poi è l’altezza della Grigna, da lui tanto amata e quasi quotidianamente frequentata: una sfida in salita, come sempre per chi arrampica, per rilanciare una località che merita di essere sempre più scoperta e vissuta.

Gli alpinisti lo chiamavano “Butch”, il mio semplice andare in montagna da camminatore della domenica non mi fa sentire in diritto di usare questo soprannome, preferisco continuare a chiamarlo Marco, come ho sempre fatto. Quel sabato mattina, quando ancora in città nessuno si immaginava la tragedia, gli avevo mandato un ultimo sms per complimentarmi con lui: «Semplicemente bravo. Lecco è orgogliosa di te». Non lo ha mai letto, ma queste parole sono più che mai vere. Lecco sarà sempre orgogliosa di Marco Anghileri.