Ultimo straziante addio ad Elsa Lanzilli questo pomeriggio nella chiesa di San Carlo al Porto di Malgrate.

Addio a Elsa Lanzilli

Troppo piccola la chiesa della frazione per contenere tutte le persone convenute per dire addio alla 45enne, madre di famiglia. Troppo grande il cordoglio per la scomparsa della donna,  spirata domenica scorsa dopo cinque giorni di agonia. Enorme lo sconcerto per l’incidente che l’aveva ridotta in fin di vita. Gelsomina Lanzilli, per tutti Elsa, era infatti stata investita da un camion nel piazzale antistante la Fiocchi Munizioni Spa, la storica azienda del Belledo dove lavorava come operaia.

Parenti, amici e conoscenti hanno condiviso con profonda commozione l’inconsolabile dolore del marito Pasquale, dei figli di 17 e 15,anni, dei genitori di Elsa, Anna Maria e Mario. Moltissimi i compagni di lavoro  della Fiocchi presenti alle esequie. In tanti, date le piccole dimensioni della chiesa, hanno seguito la cerimonia funebre sul sagrato. Prima di arrivare alla parrocchiale, il corteo, partito dall’oratorio ha fatto tappa all’abitazione della famiglia Lanzilli, in via San Carlo.

L’omelia di don Paolo

In un clima di infinita tristezza, sono suonate consolatorie le parole dell’omelia pronunziate da don Paolo Ventura, il sacerdote celebrante.

Viviamo “insieme” questo momento difficile: ci dia consolazione forza il non saperci soli nel portare il dolore per la morte così inaspettata della nostra cara giovane sorella Elsa.

È un momento difficile perché in questi giorni siamo stati devastati da sentimenti e pensieri contrastanti, dalle inevitabili domande dai dubbi… E’ un momento difficile, perché siamo di fronte ad un mistero grande, quello della morte della nostra Elsa, e inutilmente cercheremo una spiegazione, una logica: siamo nella condizione di non poter soddisfare questo desiderio che potrebbe pacificare il nostro cuore, mentre dobbiamo rimanere in silenzio, senza sprecare inutili parole e accettare di stare in questa condizione.

È un momento difficile perché vorremmo dire al marito Salvatore, ai figli Mario e Giusy, alla mamma Annamaria e al papà Mario, alle sorelle Giovanna e Laura e a tutti i loro congiunti, parole che possano arrivare dentro il loro cuore straziato dal dolore. E invece balbettiamo appena qualche espressione di consolazione…

Dentro di noi troviamo, per la verità, anche rabbia e repulsione, ma ugualmente riconosciamo che ciò non risolve il vuoto che continuiamo a vivere. La rabbia è sempre una sconfitta e questo pomeriggio non possiamo essere perdenti. Piuttosto vogliamo tenerci uniti insieme, forti in un unico abbraccio che può esprimere costruire molto di più. È ancora una volta  stringerci forte attorno ad Elsa, che, in modo diverso, nella vita di Dio, continua ad essere anche oggi in mezzo a noi, dicendo a tutti il suo “grazie” per ritrovarci tutti qui.

Nella fede, ci lasciamo consolare fortificare proprio da quanto Gesù ci ha detto nel Vangelo: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Ed è il momento in cui la nostra fede deve farsi preghiera. Anche quella “fede quanto un granello di senape”,  può farci guardare ed andare avanti. Anche quel poco di “fede che rimane, razziato e depredato dalla crudeltà di questo evento, o esausto per le lacrime della nostra sofferenza… Anche questa fede poca e povera si rivolge oggi a Gesù, Colui che attraversando la morte l’ha vinta definitivamente con la sua resurrezione. Solo Gesù può ascoltare la nostra preghiera bagnata di lacrime! Solo lui, il Vivente, può risollevarci e ridare speranza al nostro cuore!

La nostra preghiera è per Elsa e per tutti i suoi familiari, ai quali ci siamo stretti in questi giorni di tragico dolore, anche con il nostro silenzio rispettoso e partecipe.

E la nostra fede – povera e ferita – si fa preghiera anche per chi involontariamente e accidentalmente si è trovato coinvolto in questa tragedia che ha privato dell’affetto, dell’amore e della solarità di Elisa tu noi tutti.

La sua morte è stata come un fulmine e ci ha lasciati impietriti e sgomenti, ma guardiamo alla sua vita, breve è bella, che deve ancora più farci riflettere per aprire i nostri cuori alla speranza. Spesso è in occasione della morte che una vita buona e ricca di valori viene alla ribalta. Forse è anche giusto che sia così, perché i semi di bene crescono silenziosamente senza tanto clamore. Nel ricordo della sua vita, in uno spazio di anni così breve, infatti, abbiamo colto un germogliare di fiori e anche di frutti già maturi.

Elsa era una donna normale che faceva ciò che le sembrava più giusto fare, nella più elementare normalità, senza alcuna voglia di ostentazione.

Pensiamo alla sua solarità capace di trasmettere amicizia, con quel tratto di amabilità riconosciuto da tutti e specialmente dai suoi familiari. Pensiamo al suo grande amore per i suoi cari, per i quali si è spesa fino alla fine.

Ciascuno di noi sicuramente conserva un ricordo, un tratto, un particolare della nostra cara Elsa, che oggi è nell’abbraccio di Dio dopo averlo aspettato vigilante anche nella notte più buia della vita, per entrare nella sala del banchetto nuziale e vivere eternamente in quell’abbraccio.

Noi ora siamo nella notte, ma è necessario che la viviamo, senza alcuna pretesa di rimuovere il dolore, e come Gesù ci insegna e ci dà l’esempio, il dolore va vissuto nella maniera più umana, senza fuggire. Gesù abita nel nostro buio e sfida la mia, la tua, la nostra morte vincendola.

Da credenti possiamo dire quella piccola Santa Teresa di Lisieux: “Io non muoio, ma entro nella vita”. E questo perché Gesù ha vinto la morte condividendola con noi. Lo sposo viene nel cuore della notte, oltre la quale inizia l’alba della resurrezione. La notte è momento più difficile da sostenere, ma la prospettiva è l’alba della vita, della festa eterna dove non ci sarà più né lutto, né lamento, ma solo comunione perfetta con lui.

Elsa ha vissuto qui in terra e in un contesto familiare in tessuto di affetti veri, dove stata desiderata la sua nascita, accolta e amata da tutti, dai suoi cari genitori, la sua mamma Annamaria e suo papà Mario, dalle sorelle Giovanna e Laura. È lì che ha ricevuto e donato amore. Questo amore ricevuto lo ha donato con tutta se stessa al suo amato marito Salvatore e ai suoi amati figli Giusy e Mario.

Ed Elsa così facendo ci ha testimoniato una grande verità, e cioè che l’amore che costruisce! E’ l’amore che si dona! L’amore soltanto supera tutto! E’ l’amore che rende unici e nell’incontro con gli altri, nell’intessere relazioni positive, ci si arricchisce a vicenda. È infonde speranza anche dentro il buio della morte, dove Gesù Cristo viene a gettare una luce che è la sua resurrezione.

Carissima ed amata Elsa, sei volata in cielo su una stella e come tutte le più belle cose vivesti solo un giorno come le rose. Noi abbiamo percepito per un poco un profumo di queste rosa destinata sbocciare nella armonia del paradiso. Grazie del tuo dono e siano rese grazie al Padre buono che ti  ha donata a noi. Buon viaggio cara Elsa: il Signore la Vergine Maria madre della tenerezza e della speranza ti Attendono nella stanza regale e ricordati di noi, ed anche dal Paradiso regalaci sempre nel cuore un bel sorriso di luce!

Un ultimo pensiero a voi, cari familiari: Elsa è ora nelle mani e nell’abbraccio del Dio della vita. Il vuoto della sua morte deve essere colmato con la consapevolezza che ella continua ad essere presente, in modo ovviamente diverso, nel vostro cuore e nella vostra casa e con amorevolezza vi farà percepire ancora la sua carezza sussurrandovi: vi voglio tanto bene.

Dopo il rito funebre in chiesa, la salma è stata accompagnata al forno crematorio. le ceneri di Elsa Lanzilli riposeranno nel locale cimitero.

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Mario Stojanovic