Era il braccio destro di Coco Trovato. Ha ammesso 59 omicidi. Trentasette quelli che ha commesso di persona, mentre degli altri ventidue risulta essere stato il mandante o l’organizzatore. Crimini commessi per mantenere al proprio clan il controllo del narcotraffico lungo l’asse Milano Lecco. Erano gli anni Ottanta-Novanta.  Dopo aver scontato soltanto 26 anni di carcere, quantunque tutti in regime di 41 bis, Antonio Schettini tornerà libero all’inizio del 2018. Lo sconto pare si debba alla sua collaborazione con la Giustizia, anche se lui ha sempre tenuto a far sapere di non essere un pentito. Fatto sta che già da quattro anni l’ex killer della ‘ndrangheta, oggi sessantenne, si trova ai domiciliari. Una misura detentiva meno dura, concessa per motivi di salute.

Era il braccio destro di Coco Trovato

La storia di Antonio Schettini, detto il napoletano, parte dai vicoli di Napoli (al nord arrivò nel 1979), ma decolla dal ristorante- pizzeria O’Scugnizzu di Calusco d’Adda. Un locale che l’ex titolare dipinge come crocevia di tutta la malavita dell’epoca. Lui, già camorrista legato alla famiglia Ascione di Portici, finisce  a servizio dei narcos calabresi del Nord,  e poi affiliato alla ‘ndrangheta che ha messo radici nel territorio a cavallo dell’Adda. Schettini inizia da “picciotto” ma fa poi carriera in fretta, arrivando alla “dote”, ovvero al grado, di “evangelista”.  Partecipa attivamente al decennio di sanguinose lotte tra i clan rivali  Trovato-Flachi e Batti per il dominio  dei traffici di stupefacenti. Secondo i giudici egli sarebbe il mandante dell’esecuzione di Roberto Cutolo  avvenuto a Tradate nel 1990. Eliminando il figlio del boss della Camorra, Schettini avrebbe scambiato un favore con Fabbroncino. Quest’ultimo in cambio avrebbe ucciso l’ultimo Batti. Ma questo è solo uno dei 59 omicidi di cui egli si sarebbe ferocemente macchiato le mani, strangolando, sparando, incaprettando, schiacciando nelle presse le sue vittime.

Leggi anche:  Ritrovata la donna russa scomparsa da Merate

Nelle inchieste Wall Street e Count Down

Il nome di Schettini risulta anche nelle maxi inchieste Wall Street e Count Down. La sua cattura avvenne nel 1992 a Cinisello bBalsamo, a seguito dell’omicidio di  un narcotrafficante, Alfonso Vegetti. Un omicidio che Tonino il napoletano ha sempre sconfessato. La sua collaborazione con gl inquirenti sarebbe iniziata due anni dopo. La sua scarcerazione nel 2001 si deve però ad un pasticcio procedurale, ovvero alla scadenza dei termini della misura cautelare in carcere  prima che venisse  convocato il processo di appello. Finisce in soggiorno obbligato a Pisa, ma poi evade. La Digos lo intercetta e arresta in autostrada, a Melegnano. Tornerà dietro le sbarre rimanerci fino a quattro anni fa.

La villetta Suisio

Nell’Isola bergamasca, a Suisio, si trovava anche la sua casa. Una villetta con piscina che lo Stato ha poi requisito. Oggi l’immobile, in via Martin Luther King 15, è di proprietà comunale. A breve riaprirà come centro di accoglienza per donne maltrattate. Il progetto è della cooperativa Aeris di Vimercate. Chiaro che una volta libero Schettini non potrà tornare a stare qui.