“Non saprei da dove partire, ma un uomo mi disse che a volte è meglio perdere una battaglia se vuoi vincere la guerra”. Queste le parole di Zaccaria Mouhib, conosciuto come Baby Gang, che, nonostante si trovi nel carcere di Busto Arsizio in regime di sorveglianza speciale, ha deciso di esprimere il suo punto di vista attraverso Instagram. Attualmente, il rapper di Calolziocorte è in custodia per porto abusivo di armi, rapina e maltrattamenti nei confronti della sua ex compagna.
Le accuse di maltrattamenti e la risposta di Baby Gang
Al centro della sua difesa ci sono le accuse di maltrattamenti, a cui Baby Gang ha replicato: “Non sono mai stato un santo, ma non vuol dire che sia colpevole di tutto quello di cui mi accusano. Quando mi arrestano, la notizia fa il giro dei notiziari, ma quando vengo assolto, tutti tacciono. Su 16 capi d’accusa, ce n’è solo uno su cui non starò zitto, né io né la mia ex compagna. Non ho mai fatto denunce, ma questa volta mi vedo costretto a denunciare per diffamazione, soprattutto perché a denunciarmi sono stati i Carabinieri, non la mia ex.”
GUARDA LA GALLERY (3 foto)



A confermare la situazione è stato il procuratore capo Ezio Domenico Basso, il quale ha spiegato che la giovane non ha mai denunciato il compagno: “Le violenze sono continuate dal 2023 al 2025. Si tratta di un orrore fatto di lesioni e minacce subite tra le mura domestiche, che la vittima non ha avuto la forza di denunciare, cercando di giustificare la situazione.”
Inoltre, Baby Gang ha aggiunto: “Spesso mi faccio giustizia da solo, perché le forze dell’ordine non mi hanno mai aiutato, ma solo messo in carcere. Non mi fido della giustizia, dello Stato, né di nessuno.”
Tuttavia, il punto culminante del suo messaggio è stato: “Sono isolato dal mondo, non so che ore sono e non me ne importa. Ho solo un problema: venerdì esce la mia nuova canzone.” Queste parole sollevano interrogativi sulla possibilità che il suo sfogo sia una mossa promozionale in vista del lancio del brano. Indipendentemente da ciò, Baby Gang resta attualmente in carcere.