Il 27 gennaio l’ingegnere Alessandro Riva ha ricevuto il premio per il concorso Tesi di Laurea Città di Pontida. La sua tesi sull’Acquedotto è piaciuta quindi. A premiarlo infatti il sindaco Luigi Carozzi. Secondo la commissione tuttavia oltre ad essere un lavoro collegato al territorio risulta essere prezioso per la gestione del patrimonio idrico.

Alessandro Riva vince il bando

Durante uno stage di otto mesi presso il Comune di Pontida Alessandro Riva si è appassionato all’Acquedotto. Attraverso il software Epanet il giovane ingegnere infatti ha modellizzato tutto il sistema dei tre serbatoi che costituiscono l’Acquedotto. La sua tesi tuttavia rappresenta un valido strumento a disposizione dell’amministrazione. Il professor Fabio Bonaiti infatti ne sottolinea l’utilità per la gestione dell’Acquedotto stesso.

Ingegnere della Val San Martino

Nato a Caprino Bergamasco nel 1991, da genitori di Pontida, all’età di sette anni si trasferisce a Cisano Bergamasco. Si diploma quindi come geometra e inizia l’università. Consegue poi la triennale in Ingegneria Civile Ambientale a Lecco. Infine opta per la specialistica in Ingegneria Civile Indirizzo Trasporti a Milano. Nel 2017 ha superato l’esame di Stato al primo tentativo.

Lavoro e passioni

Ha lavorato in uno studio che si occupava di logistica e consulenze ai Comuni per la viabilità. Tuttavia ora si occupa di piani illumino-tecnici sempre per uno studio di Milano e collabora con Autostrade per l’Italia SpA. Il tempo libero è poco e la sua passione è la montagna. Oltre a raggiungere vette con gli amici, svegliandosi all’alba, apprezza la lettura di biografie di uomini di montagna o di personaggi che hanno fatto la storia, come Steve Jobs per fare un esempio. Tuttavia Alessandro conosce bene la storia di Walter Bonatti e  segue le imprese dell’alpinista bergamasco Simone Moro. “Un giorno ho avuto l’onore di conoscere Mario Curnis” dice entusiasta.

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La sua idea di mobilità

“La mobilità in Lombardia va migliorata. Ci sono infatti troppe strade che non funzionano. Si deve quindi puntare sull’intermodalità. Ossia permettere al cittadino di lasciare l’auto – se non a casa – comunque in aree servite da mezzi pubblici che lo portino a destinazione” ci spiega il giovane professionista.