Franco Coco Trovato è riuscito a conseguire la Magistrale

Con una tesi sul Regime di 41 bis

Si è laureato il 20 ottobre scorso discutendo una tesi sul regime di 41 bis (ovvero il carcere duro per i detenuti speciali). A fare notizia non è solo l’età del neolaureato, 70 anni compiuti, ma il suo nome: stiamo parlando di Franco Coco Trovato. La notizia è trapelata dal carcere di Rebibbia dove il boss lecchese, condannato a quattro ergastoli, si trova da un anno (trasferito da Terni), grazie al suo legale, l’avvocato Marcello Perillo. “Tre o quattro anni fa Trovato aveva preso la laurea triennale, adesso la Magistrale. La discussione delle tesi è avvenuta venerdì scorso in videoconferenza con l’Università di Perugia con la quale ha espletato tutta la trafila burocratica. So che gli hanno fatto i complimenti per la precisione con cui ha esposto i fatti”. E ancora. “Non è stato facile per lui, che è proprio in regime di 41 bis e quindi soggetto alla censura, reperire i testi sui quali studiare e scrivere la tesi. Ad agosto gli avevo procurato delle fotocopie che gli servivano”.

Il ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’uomo

Intanto l’avvocato Perillo ha presentato un ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’uomo proprio perché il suo assistito è uno dei 729 detenuti (dati del 2016) a cui è applicato il regime di massima sicurezza. “Dopo 25 anni mi sembra inumano”.

La storia del boss di Lecco

Eppure nonostante si trovi in regime di carcere duro da un quarto di secolo, in città si dice che è sempre Franco Coco Trovato, il boss indiscusso della ‘ndrangheta lecchese. Lo hanno messo nero su bianco gli investigatori della Guardia di Finanza di Milano nell’ordinanza «Metastasi» che tre anni fa ha portato agli arresti il fratello Mario, condannato a maggio, in Appello, a 15 anni e mezzo.

L’arresto

Era la sera del 31 agosto 1992 quando per Franco Coco Trovato (nato a Marcedusa nel 1947) scattarono le manette ai polsi. Il capo indiscusso della ‘ndrina di Lecco e Brianza aveva subodorato che i carabinieri erano sulle sue tracce ed era sparito per alcuni giorni. Ma i militari sapevano che prima o poi sarebbe tornato nel suo covo: la pizzeria «Wall street» di via Belfiore, che diede poi il nome all’operazione. Così il maresciallo Paolo Chiandotto ci mandò due giovani carabinieri in borghese che, accompagnati dalle fidanzate, si sedettero al bancone del bar per bere un aperitivo. Non appena il boss entrò nel locale, uno di loro si alzò per chiamare il capitano Mauro Masic, da un telefono pubblico (allora non si usavano i cellulari) e in men che non si dica, Trovato, venne accerchiato. Il boss finì il suo cocktail, con un gesto fermò le sue guardie del corpo che stavano per intervenire, poi si alzò e seguì i militari.

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L’ergastolo

Il capo clan venne condannato all’ergastolo nel 1997 e sottoposto al regime di 41 bis (il carcere duro). I suoi beni, tra cui varie pizzerie (del valore di 28 miliardi di lire) vennero sequestrati e successivamente confiscati. Tanto era stato capace di costruire il giovane muratore squattrinato giunto al Lecco dalla Calabria nel 1967. Furti, spaccio, risse e nel 1983 Coco Trovato era già «santista» per diventare qualche anno dopo il capo della ‘ndrina. Tanti gli omicidi di cui è stato il mandante, più di dieci quelli provati per i quali è stato condannato a 4 ergastoli.

“Metastasi”

Nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare «Metastasi» che nel 2014 ha portato in carcere il fratello Mario Trovato – che ha retto il clan dal 2005 al 2014 – si legge che era ancora Franco il boss. Infatti secondo il colonnello della Guardia di Finanza Clemente Crisci dal carcere di Terni riusciva comunque a passare dei «pizzini» per far giungere i suoi ordini al fratello. Diceva in piena estate: «Ricordatevi di lavarmi e di portarmi al più presto quei maglioni in cachemire». E ancora. «Ho bisogno che mi portiate quei libri di cui vi ho parlato». Ha spiegato il colonnello Cresci al giudice: «Sospettiamo che in quei volumi fossero contenute le sue istruzioni».